Ortona, sbarcano nella notte i 128 disperati del mare: oggi la nave rischia il fermo

15 Novembre 2023

Difficoltà nell’attracco a causa del mare grosso, 80 migranti restano in Abruzzo E ora si valuta lo stop all’imbarcazione per violazione del decreto Piantedosi

ORTONA. Lo sguardo smarrito di chi non conosce il proprio futuro ma ricorda, ancora troppo bene, cosa ha vissuto e come è arrivato fino a qui. Pochi minuti prima di mezzanotte, nell’assordante silenzio che ormai è diventato il sottofondo di ogni sbarco, la nave Ocean Viking, dell’organizzazione non governativa Sos Mediterranée, con a bordo 128 migranti tra cui 4 donne e 10 minoti non accompagnati, provenienti per lo più da Siria e Bangladesh, è entrata nel porto di Ortona. Un viaggio estenuante, lungo, quello che hanno vissuto gli uomini e le donne salvati dall’organizzazione umanitaria francese, reso ancora più difficile dalle precarie condizioni di salute di alcuni naufraghi salvati durante i tre soccorsi effettuati in due giorni. E il mare grosso ha complicato anche l’attracco avvenuto a mezzanotte e 45 minuti.
L'ARRIVO A ORTONA
DOPO TRE SALVATAGGI
L’ultimo è stato sabato pomeriggio, quando sono state salvate 61 persone da una barca di legno che navigava “in pericolo” in acque internazionali al largo della Libia, dopo un mayday trasmesso da un peschereccio. Le operazioni sono state condotte con il supporto dell’aereo Colibrì della Ong Pilotes Volontaires. In precedenza, sempre la Ocean Viking aveva recuperato 67 migranti, in due diversi soccorsi effettuati venerdì sera in zona di ricerca e salvataggio libica in seguito alle segnalazioni del call center per le persone in difficoltà nel Mediterraneo, Alarm Phone. «Il team di SosMed ha dapprima salvato 33 persone da un’imbarcazione instabile in vetroresina in cui nessuno dei naufraghi aveva un giubbotto di salvataggio», aveva spiegato l’Ong, «e poi ha recuperato altre 34 persone. I sopravvissuti presentano gravi ustioni e sintomi di intossicazioni».
I CONTROLLI MEDICI
E L'ACCOGLIENZA
Quello di questa notte è stato il sesto sbarco in Abruzzo da gennaio 2023. Il primo in cui le procedure si sono divise in due blocchi. I controlli dei medici della sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) sono avvenuti come di consueto direttamente sulla nave. I sanitari, infatti, sono saliti a bordo e hanno constatato le condizioni di salute dei profughi provati dal viaggio. La parte relativa all’identificazione e all’accoglienza, invece, si è svolta nell’area appositamente allestita in contrada Tamarete. Lì i migranti sono stati identificati e poi accolti nella tensostruttura dove sono state posizionate brandine per permettere loro di stendersi qualora ne sentissero il bisogno. Successivamente sono stati consegnati i pasti caldi e i vestiti puliti. A coordinare tutte le operazioni la prefettura di Chieti. Una grande macchina dell’accoglienza, dunque, quella ripartita in Abruzzo ancora una volta, che prontamente ha risposto all’emergenza. Un cordone umanitario che ha lavorato di nuovo coinvolgendo tutti i soggetti interessati con una sinergia che non ha creato inciampi. Le forze dell’ordine, le associazioni di protezione civile, la Croce Rossa, la Asl, il 118, sul campo come fossero un unico grande braccio operativo.
OTTANTA MIGRANTI
RESTANO IN ABRUZZO
Da Ortona i migranti sono pronti a partire per i centri di accoglienza. «Possiamo dire che 80 migranti resteranno in Abruzzo compresi i minori», ha fatto sapere il viceprefetto Gianluca Braga, «il resto sarà distribuito nei centri di accoglienza delle regioni limitrofe, in Puglia con molta probabilità».
LA NAVE RISCHIA IL FERMO
Nelle prossime ore si saprà con certezza se la nave sarà sottoposta a fermo amministrativo o meno. Il rischio c'è poiché la Ocean Viking potrebbe aver violato il cosiddetto decreto Piantedosi, che riguarda i salvataggi in mare e impone alle imbarcazioni di arrivare al porto assegnato, senza più bloccarsi per ulteriori soccorsi, appena ricevuta l’indicazione dell’approdo. L'Abruzzo e Ortona con il suo porto si sono dimostrate all'altezza della situazione anche nella gestione di questo sesto sbarco. «Il prezioso coordinamento da parte della prefettura e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti», ha detto il sindaco di Ortona Leo Castiglione, «hanno permesso la buona riuscita di tutte le operazioni che grazie al nuovo allestimento in contrada Tamarete, si sono svolte in maniera più celere e ordinata, a vantaggio dei migranti dopo un viaggio al limite della sopportazione umana».