Ospedale Covid, il primo esposto partito da un computer della Asl

30 Ottobre 2021

Una denuncia anonima ha dato il via all’inchiesta con 5 indagati: nella mail trovato anche il progetto confezionato dall’impresa di Colasante e trasmesso alla Asl prima della gara. È caccia ai documenti

PESCARA. L’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’assegnazione della gara con procedura d’urgenza per il Covid Hospital, aggiudicata alla Omnia Servitia dell’imprenditore lancianese Antonio Colasante, indagato con due suoi collaboratori e due funzionari della Asl di Pescara per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, sarebbe partita da un anonimo informato sui fatti e proveniente dall’interno all’azienda sanitaria pescarese. Tanto inserito dentro la Asl che avrebbe inviato la denuncia anonima proprio dal computer di uno degli indagati: dal terminale di Antonio Busich, direttore dei servizi manutentivi. Chi voleva informare la procura del fatto che il progetto del Covid Hospital sarebbe stato anticipato alla Asl (che lo avrebbe poi fatto suo) prima dell’assegnazione della gara, era sicuramente un soggetto che aveva libero accesso all’ufficio del dirigente. Alla denuncia anonima, circostanziata e relativa anche ad altre questioni Asl ora all’esame dei magistrati, fu allegata anche la mail che Roberto De Vincentiis, della Omnia, il 7 aprile 2020 aveva trasmesso con il progetto, oltre che a Busich anche al presidente della Regione, Marco Marsilio, al presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, all’assessore Nicoletta Verì, oltre che al direttore sanitario Antonio Caponetti e a Silvio Liberatore della Protezione Civile. Nella missiva si dice che la Omnia «ha effettuato uno studio di riqualificazione della palazzina ex Ivap per proporre soluzioni tecniche utili per la Asl e nel contempo soluzioni lavorative in continuità alla scrivente, nel rispetto delle procedure previste dal codice degli appalti». E si allegava lo studio di fattibilità per la palazzina che avrebbe dovuto ospitare il Covid Hospital, progetto che poi la Asl fece praticamente suo. Ed è proprio questo il motivo delle perquisizioni e delle acquisizioni disposte giovedì scorso dai magistrati Anna Benigni e Luca Sciarretta, titolari dell’inchiesta. Perquisizione, si legge nel decreto della procura, «presso l’ufficio di Busich, al fine di reperire mail inviate dalla Omnia Servitia in data antecedente il 12 aprile 2020 (data della determina dell’Aric ndc), nonché l’ispezione dei sistemi informatici e di telecomunicazione dell’indagato presso la Asl ed in uso a Busich, al fine di accedere ai dati ivi presenti riconducibili alle mail inviate dalla Omnia». In sostanza, l’anonimo voleva comunicare ai magistrati che i vertici della Regione e della Asl sarebbero stati al corrente di questa presunta anomalia.
Nel capo di imputazione che riguarda Colasante, Busich, De Vincentiis oltre che Quirino Di Crescenzo (della Omnia) e Luigi Lauriola (rup della Asl), si legge che i cinque, «in concorso tra loro, mediante promesse, collusioni e altri mezzi fraudolenti, turbavano la procedura negoziata d’urgenza per l’affidamento del Progetto Covid Hospital, così assicurandone l’aggiudicazione in favore dell’operatore economico Omnia Servitia». «Nello specifico», recita ancora l’accusa, «lo studio di fattibilità tecnico-economico elaborato dalla Asl di Pescara, posto tra gli elaborati a base della procedura negoziata, risultava ricalcare lo studio di riqualificazione della palazzina ex Ivap, già trasmesso alla Asl pochi giorni prima che venisse formalmente indetta la procedura dalla Omnia, la quale si aggiudicava la gara con un ribasso del 29,5%, ribasso che veniva recuperato nella misura del 18% circa grazie a lavori supplementari affidati alla medesima società». Una variante che sarebbe stata proposta dal direttore dei lavori (non indagato) e poi approvata dal rup: secondo l’accusa, così la ditta recuperò quel ribasso molto alto.