Ospedale Covid: l’Abruzzo non farà come le Marche

7 Giugno 2020

Non chiuderà, a fine pandemia potrà essere riconvertito I lavori vanno avanti, nuovi posti letto tra una settimana

PESCARA. L’Abruzzo non farà come le Marche. Se l’ospedale Covid di Civitanova, ideato da Guido Bertolaso e costato 12 milioni di euro, è stato chiuso dopo meno di tre settimane perché ospitava un solo paziente su 84 letti disponibili, quello realizzato all’ex Ivap di Pescara resterà attivo anche dopo la fine dell’emergenza. I lavori nella palazzina rossa di via Rigopiano - dove sono stati ricoverati i primi 35 pazienti - vanno avanti per consegnare a breve altri posti letto e, quando il Covid sparirà, l’ospedale sarà riconvertito facilmente per altre esigenze. Resteranno, infatti, alcuni reparti come quelli di pneumologia e malattie infettive.
IL MODELLO ABRUZZO. La peculiarità del Covid hospital di Pescara è il collegamento con il blocco centrale del nosocomio pescarese, ma di fatto c’è una separazione strutturale dai reparti dell’ospedale principale. È questo il vantaggio che permetterà facilmente di trasformare l’ospedale da campo per solo Covid a ospedale effettivo. «Ad oggi a Pescara non c’è il “rischio” di chiudere il nuovo ospedale Covid, come avvenuto nelle Marche, perché nella struttura abbiamo una trentina di pazienti ricoverati», spiega il professor Alberto Albani, capo della task force regionale per l’emergenza coronavirus. «Quando, poi, l’emergenza sarà finita, e ci auguriamo il più presto possibile, l’ospedale sarà riconvertito e sarà sempre pronto nel caso in cui dovesse ripartire il contagio. L’ospedale non verrà smantellato, ma sarà usato per accogliere reparti no Covid, ad esempio pneumologia, geriatria e malattie infettive. Essendo questa una struttura collegata con il blocco centrale dell’ospedale, è più facile riorganizzare gli spazi». L’Abruzzo, dunque, non farà come le Marche e nemmeno come Milano dove l’ospedale da campo Covid costruito nei padiglioni della Fiera del Portello è finito al centro delle polemiche. E anche di un’indagine della procura che ha aperto un fascicolo a titolo conoscitivo dopo l’esposto dei Cobas sulla spesa illegittima di 21 milioni per una struttura non utilizzata che ha ospitato al massimo una ventina di pazienti e che rischia di chiudere nel giro di pochi giorni.
IL CANTIERE. All’ospedale Covid di Pescara, invece, proseguono i lavori della ditta Omnia Servitia che entro metà luglio completerà l’opera da 11 milioni di euro che avrà 181 posti letto complessivi, di cui 40 in terapia intensiva. Attualmente la struttura dispone di 50 posti letto (41 di area medica e 9 di rianimazione), numero che aumenterà già tra una settimana. Tutti i pazienti si trovano nel 4° livello della palazzina, anche quelli di terapia intensiva che dovevano essere destinati al 7° livello. Per non intralciare i lavori ancora in corso al 7° piano, infatti, il 4° livello è stato adeguato anche per la terapia intensiva. Entro il 16 giugno, la ditta completerà tutto il 5° livello - dove finora ci sono solo i bagni e gli studi per i medici - e metà della stecca lunga del 7° dedicato alla terapia subintensiva. Entro il 16 luglio, infine, sarà consegnato il 6° livello e sarà completato il 7°.
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