Ospedale di Penne Il sindacato: «Turni troppo pesanti»

19 Settembre 2018

Il segretario regionale Fials Pasqualone chiede un incontro urgente con il manager della Asl: «Personale stressato dalle carenze»

PENNE. La situazione dell’ospedale San Massimo di Penne continua ad essere attentamente monitorata. Dopo il sit-in di protesta organizzato dall’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne”, che lunedì ha fermato per un’ora il mezzo di trasporto incaricato di prelevare dal San Massimo tre strumentazioni di gastroenterologia per utilizzarle a Pescara, ieri è stato il sindacato Fials ad alzare la voce.
«Abbiamo richiesto un incontro urgente con tutto lo staff dirigenziale della Asl di Pescara, a partire dal general manager Armando Mancini», ha detto il segretario regionale Fials, Gabriele Pasqualone. «Se non riceveremo risposta a breve termine dichiareremo lo stato di agitazione e chiederemo udienza al prefetto di Pescara per la fase di raffreddamento. Tutto il personale del San Massimo - medici, infermieri e operatori - è stressato dalle continue carenze. Adesso va fatto il punto della situazione. Servono i fatti, perché il tempo delle chiacchiere è finito. Ci sono reparti in grandi difficoltà. Penso ad esempio a Diabetologia, punto di riferimento a livello regionale. C’è dappertutto una grave carenza di personale medico ed infermieristico. Vogliamo un’ospedale dignitoso, capace di dare risposte adeguate a tutti i cittadini. Ok al riordino, ma adesso occorrono personale ed attrezzature adeguate», ha concluso il segretario Fials.
Sempre nella giornata di ieri una piccola delegazione dell’associazione Salviamo l’ospedale di Penne si è nuovamente fatta trovare dinanzi l’ingresso del nosocomio vestino per controllare che il duodenoscopio e i due ecoendoscopi prelevati lunedì pomeriggio dalla Gastroenterologia del San Massimo venissero effettivamente riportati a loro posto. Di certo dopo la manifestazione di lunedì il comitato di protesta ha palesemente alzato l’asticella della propria voglia di farsi valere e sentieri. Mai come come lunedì pomeriggio ci si è messi di traverso, questa volta anche fisicamente impedendo per almeno un’ora ad un mezzo incaricato dalla Asl di prelevare delle strumentazioni, a difesa dell’ospedale di Penne. La necessità di Penne e dell’intera comunità vestina di avere un San Massimo non ridimensionato in toto delle sue capacità non deriva da idee campanilistiche, ma dalle evidenti difficoltà che i residenti del territorio vestino hanno nel raggiungere rapidamente la costa. Soprattutto d’inverno, in caso di malori improvvisi, con le logiche problematiche legate al maltempo e a una viabilità a dir poco disastrata, è davvero rischioso dover raggiungere l’ospedale di Pescara anziché quello di Penne. Se si considera poi la presenza di una sola ambulanza medicalizzata al San Massimo, ecco che la situazione si fa sempre più difficile.