Ospedale, i conti non tornano «In due reparti zero ricoveri»

27 Luglio 2021

L’associazione dei pazienti, la Consulta medica e i consiglieri Pd chiedono di correggere: «Risultano 6mila ricoveri meno del 2018: a rischio il riconoscimento di Dea di 2° livello»

PESCARA. Seimila ricoveri in meno nell'ospedale Santo Spirito di Pescara nel 2019 rispetto al 2018. Ma i conti non tornano per la consulta medica per il Dea di secondo livello, rappresentata da Antonio Ciofani, l’associazione dei pazienti e dell’utenza, guidata da Fiorella Cesaroni e i gruppi consiliari regionale e comunale del Pd.
A marzo 2021 è stato pubblicato il report dei ricoveri 2019, in periodo pre Covid. Dal documento emerge che sono stati in totale 19.316 i ricoveri registrati nell’ospedale pescarese. Il 30 per cento in meno rispetto ai 25.510 del 2018. «Una diminuzione che su base regionale rappresenta il 5,5 per cento in meno di ricoveri», spiega il consigliere regionale Antonio Blasioli, insieme al capogruppo Silvio Paolucci e ai rappresentanti Pd in consiglio comunale, Piero Giampietro, Stefania Catalano e Marco Presutti. «Il dato più rilevante si è registrato in alcuni reparti, come la chirurgia maxillo-facciale o la stroke unit di neurologia, dove i ricoveri sarebbero stati pari a zero».
A sollevare il caso sono state l’associazione dei pazienti e la consulta, che notando il crollo rispetto ai dati 2018 hanno avviato una ricerca, rivolgendosi direttamente ai responsabili delle unità operative complesse. Dall’incrocio è emerso un indicatore completamente diverso. Il reparto di chirurgia maxillo facciale in realtà ha effettuato 384 ricoveri nel 2019; mentre la stroke unit 515. E così accade anche per gli altri reparti, dove compare una discrepanza che arriva anche al 50 per cento. La chirurgia generale ha effettuato 1.948 ricoveri, ma nel report ne compaiono 673; nella chirurgia toracica sono stati inseriti 260 ricoveri a fronte dei 424 comunicati dalla Uoc; e ancora in geriatria compaiono 1.572, ma ne sono stati fatti 2.001; a urologia 365 contro 736 effettuati; e infine nell’Utic, unità terapia intensiva cardiologica, ne figurano 1.399 ma sono stati eseguiti 1.831 ricoveri.
«Secondo il decreto ministeriale 70 del 2015», prosegue Blasioli, «i reparti della stroke unit e di chirurgia maxillo facciale sono fondamentali per il riconoscimento del Dea di secondo livello. Inoltre vi sono anche dei valori minimi da raggiungere per mantenere operativo un reparto. Chiediamo quindi che questi dati vengano corretti immediatamente. Vogliamo capire se si sia trattato di errore o di una scelta strategica per considerare a ribasso la professionalità e l’importanza dell’ospedale di Pescara, per giustificare la mancanza di coraggio di questa giunta e di rispetto delle promesse fatte in campagna elettorale».
Secondo Fiorella Cesaroni, sarebbe rilevante anche il danno economico. «Nel 2018 l’ospedale di Pescara si aggirava su circa 93 milioni di euro di prestazioni. Nel 2019 secondo il report siamo scesi a circa 75 milioni. Questo valore incide sulle risorse economiche e di personale». Da Ciofani arriva la richiesta «di un ispettore regionale che metta in luce cosa è accaduto. Siamo davanti a un falso, un grave illecito amministrativo che va chiarito». Mentre dal capogruppo del Pd in consiglio comunale Piero Giampietro, l'appello è al sindaco Carlo Masci, in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci affinché, alla presenza dei vertici della Regione e del direttore generale della Asl, avvii un’attività di vigilanza. Sul tema il Pd annuncia un’interpellanza in consiglio regionale. «Il primo quesito», anticipa Paolucci, «servirà a capire se la proposta sulla nuova rete ospedaliera appena presentata, dopo due anni di zero assoluto nella pianificazione e nella programmazione sanitaria, sia stata redatta sulla base di questi dati falsati. Una proposta che sta portando un’estesa frammentazione sia su base regionale che provinciale».