Ospedale Pescara-Chieti Approvato l’atto finale

18 Febbraio 2018

Sarà deciso in un mese da una commissione di primari e manager Asl

PESCARA. Indietro non si torna. L’ospedale più grande d’Abruzzo sarà condiviso tra Pescara e Chieti. Ictus e traumi ortopedici gravi saranno curati allo Spirito Santo, mentre il Policlinico di Colle dell’Ara penserà al cuore. Ma la Regione è andata oltre. Con una delibera di giunta, votata dagli assessori Silvio Paolucci, Giovanni Lolli e Dino Pepe, ha nominato la super commissione esecutiva composta da manager e primari dei due ospedali che, in appena un mese, dovrà definire materialmente il protocollo dei tre percorsi tempo-dipendenti, le cosiddette reti Ima (infarto miocardico acuto), Stroke (ischemia celebrale) e Trauma, in cui il tempo gioca il ruolo decisivo per la vita o la morte di un paziente.
I due ospedali, in parti quasi paritetiche, con una prevalenza di Hub (concentrazione delle casistiche più complesse) su Pescara, diventeranno un solo Dea di II livello. Cioè il top tra i Dipartimenti d’emergenza e accettazione che garantisca funzioni di più alta qualificazione quali neurochirurgia, cardiochirurgia, terapia intensiva neonatale, chirurgia toracica, chirurgia vascolare, oltre che medicina e chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, cardiologia con Utic (unità di terapia intensiva cardiologia) e pediatria. Della commissione operativa fanno parte i manager delle Asl di Pescara e Lanciano-Vasto-Chieti, Armando Mancini e Pasquale Flacco, i direttori sanitari delle due aziende, il dirigente medico Angelo Muraglia, il direttore dell’Agenzia sanitaria, Alfonso Mascitelli, ed i direttori delle Unità operative complesse di Cardiologia, Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Ortopedia e Traumatologia, Pronto soccorso, Rianimazione, Anestesiologia, Terapia del dolore e Servizio di emergenza del 118, di Pescara e Chieti. Ma a questi esperti la Regione ha chiesto di organizzare anche il dipartimento di emergenza e urgenza e d’individuare la centrale unica del 118 Pescara-Chieti. La super commissione ha tempi contingentati in modo che il piano esecutivo del Dea di II livello possa esser presentato in forma definitiva e ufficiale al tavolo di monitoraggio a Roma fissato per il 10 aprile prossimo. Siamo certamente di fronte al più significativo degli atti che ridisegnano la mappa della sanità pubblica abruzzese, in particolare della vasta area metropolitana compresa tra Pescara e Chieti, con un bacino di utenti che sfiora quota 700mila. L’atto di giunta è stato però preceduto da polemiche e da un lungo braccio di ferro legato sia al campanile che ancora separa le due città sia a legittime aspirazioni di medici ed esponenti del terzo settore principalmente pescaresi. Una fronda che ora la Regione disinnesca affidando, non a caso, la decisione finale ai diretti interessati, primari e amministratori delle due Asl. Il piano prevede un cervello operativo al centro della complessa rete che collega i due ospedali. Questo cervello è la centrale unica del 118. Proviamo a immaginare che cosa accade quando quest’ultima riceverà una richiesta di soccorso da ospedali di primo livello o da zone interne e periferiche rispetto a Pescara e Chieti.
Sarà la centrale operativa del 118, attraverso un software per la gestione delle emergenze, a stabilire dove il malato dev’essere portato. Se si tratta di un codice rosso qual è il posto letto più vicino che assicuri la salvezza. E ancora: quando l’ambulanza parte, si dovrà già sapere il tempo per raggiungere l’ospedale di Pescara, in caso di trauma ortopedico o ictus, oppure di Chieti per un infarto. La centrale operativa unica del 118 è il punto nodale, il ganglio principale, del piano per il super ospedale d’Abruzzo che sarà pronto tra un mese.