Padovano: mare non inquinato dati viziati dalla condotta rotta

19 Maggio 2015

Il presidente della Sib Confcommercio annuncia: faremo effettuare nuove analisi privatamente Ma anche l’Arta ripeterà i prelievi dopo gli sversamenti per la frana dell’Asse attrezzato in via Raiale

PESCARA. «È uno scandalo, non è pensabile che noi balneatori dobbiamo subire questi dati solo perché bisogna rispettare un protocollo». Il presidente della Sib-Confcommercio Riccardo Padovano è su tutte le furie dopo i risultati delle ultime analisi dell’Arta sull’inquinamento del mare che hanno segnalato la presenza di colibatteri al di sopra dei limiti di sicurezza nei primi 500 metri del litorale nord. «Non so se una cosa del genere succede a Cesenatico. La verità», accusa Padovano, «è che il nostro protocollo è troppo rigido, in altre regioni non è così, e va rivisto con una conferenza Stato-Regioni in attesa che si potenzi la rete dei depuratori. Ma intanto entro il mese rifaremo privatamente le analisi. Come successe nel 1997 quando incaricammo privatamente, come Sib, l’istituto zooprofilattico di Teramo. I prelievi però li faremo fare in tre punti, non come succede adesso che li fanno solo a riva: i prelievi vanno fatti sotto riva, a metà tra la scogliera e la battigia e tra i varchi delle scogliere. Noi li faremo al più presto per dimostrare che l’acqua non è inquinata. Anche perché parliamoci chiaro: i prelievi a cui si riferiscono gli ultimi dati dell’Arta sono viziati dagli sversamenti causati dalla rottura della condotta di via Raiale, quella dell’asse attrezzato di un mese fa. In attesa di risolvere questi problemi, però, bisogna cambiare i parametri. Altrimenti per tutto il settore è un danno inquantificabile».

In effetti, a sentire gli addetti ai lavori, la “colpa” dell’inquinamento registrato dalle ultime analisi dell’Arta sarebbe da attribuire proprio alla frana di Pasquetta, quella che la sera del 6 aprile all’altezza di via Raiale si portò giù il muro di contenimento in cemento che costeggiando l’asse attrezzato reggeva la condotta dell’Aca in sopraelevata, quella che porta le acque bianche e nere al depuratore consortile. Una volta rotta quella condotta, i tecnici dell’Aca trovarono una vecchia condotta interrata, anche se di diametro inferiore (60 centimetri contro il metro circa dell’altra) che in 48 ore fu attivata consentendo di bloccare lo sversamento dei liquami. Il problema sembrava risolto, fino a quando si rilevò che quella vecchia e provvidenziale condotta aveva delle perdite all’altezza dei giunti e dei raccordi che andavano riparati. Cosa che sta facendo l’Aca, già a buon punto. Il problema è che per la riparazione di ogni giunto si impiegano almeno 4 ore, e siccome il giunto deve essere asciutto, è chiaro che in quelle 4 ore i liquami finiscono nel fiume: sarebbero proprio questi sversamenti ad aver determinato il repentino aumento di colibatteri registrato dlal’Arta tra la fine di aprile e la prima decade di maggio. Sarebbero dunque sversamenti delimitati nel tempo, che dovrebbero terminare quando sarà conclusa la riparazione della vecchia condotta.

Dunque, sostengono i tecnici, non bisogna allarmarsi, l’inquinamento fotografato dalle ultime analisi cesserà a breve senza ripercussioni sulla stagione balneare. Chiaramente, però, ci vorranno altri prelievi che l’Arta dovrebbe ripetere a giorni, considerando però che il calendario dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente viene deciso a livello ministeriale. La speranza è che questa volta i prelievi coincidano con la fine della riparazione della condotta interrata da parte dell’Aca. Perché se i nuovi prelievi aggiuntivi diranno che l’inquinamento non c’è, registrando una percentuale di colibatteri sotto i limiti, i nuovi risultati annullerebbero i precedenti. Ma se malauguratamente i nuovi prelievi dovessero confermare i risultati precedenti allora la cosa si complicherebbe, perché con tre dati negativi scattano provvedimenti più severi. E a quel punto davvero sarebbe rovinata la stagione di chi va al mare e di chi col mare ci vive.

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