Padre Vincenzo lascia la basilica dei Colli: «Pescaresi, amatela»

Dopo 22 anni di servizio Di Marcoberardino torna a Penne E racconta: il furto della corona, la festa e 350mila fedeli
PESCARA. C'è un numero che sintetizza bene la centralità della basilica della Madonna dei sette dolori. Ed è quello delle ostie: «Ogni mese e mezzo ne vengono usate 35mila», il che vuol dire che le presenze in questa chiesa sono 350mila ogni anno. È da questo dato, tra l'altro, che nasce la soddisfazione del parroco, padre Vincenzo Di Marcoberardino, nel momento in cui sta per andare via. La prossima settimana lascerà il suo incarico per raggiungere il convento di Penne, dove i suoi superiori lo hanno voluto e dopodomani ci sarà l'addio ufficiale (alle 18,30) nella messa presieduta dal vescovo Tommaso Valentinetti.
Di Marcoberardino, che ha 76 anni, è stato a Pescara in due fasi diverse, per un totale di 22 anni: la prima, dal 1986 al 1995 e, la seconda, da settembre 2007 ad oggi.
Come è stata la sua esperienza pescarese?
«La prima volta ero giovanissimo, avevo 42 anni, ero appena diventato parroco. La situazione non era delle più favorevoli per i cambiamenti che c'erano stati in parrocchia, ma sono riuscito a conquistare la simpatia della popolazione e del Comitato della festa, mi sono concentrato sul catechismo con le suore Maestre Pie Filippini e ho fondato un oratorio parrocchiale Anspi intitolato a padre Alberto Mileno che ha avuto grande importanza con le sue attività. Nel 2007, quando sono tornato, l'atmosfera era diversa e c'è stata grande collaborazione dell'Ordine francescano secolare, animato da padre Guglielmo, e della Gifra. Si sono creati gruppi come Armonie di famiglie, presente alla messa domenicale e artefice delle attività formative».
Il suo segno distintivo?
«Mi sono occupato della festa della Madonna dei sette dolori che rappresenta un momento importante, anche se negli ultimi tempi ci sono stati dei problemi per lo svolgimento, come l'anzianità dei componenti del comitato e le questioni burocratiche. Ho chiesto e ottenuto dall'arcivescovo Valentinetti che la parrocchia si chiamasse Madonna dei sette dolori, al posto di Madonna addolorata ed è arrivato il riconoscimento di un titolo dimenticato della Madonna, come protettrice della città e della Diocesi. All'epoca del sindaco Mascia il Comune ha intitolato la piazza davanti al Conad a padre Alberto Mileno, uno dei fondatori del convento».
Lei ha vissuto il furto della corona della statua della Madonna?
«È stata una grande sofferenza, ma almeno quella è stata ritrovata, non il resto».
In base ai suoi dati questa è la chiesa più frequentata di Pescara, se non della regione.
«La presenza costante dei fedeli è aumentata nel tempo. La parrocchia è un punto di attrazione in città e per i paesi limitrofi anche per la catechesi di padre Fabrizio».
È soddisfatto?
«Sì, ma non dipende solo da me, anzi da tutti coloro che lavorano qui, da padre Guglielmo a padre Fabrizio».
Di cosa sentirà la mancanza?
«Del contatto quotidiano con la gente e con i poveri, visto che qui abbiamo costituito una Caritas molto efficiente a cui ho destinato parte notevole degli introiti della parrocchia. E mi mancheranno le manifestazioni che svolgiamo qui. Ma vado nella mia città natale, dove ci sono i miei parenti e dove sono stato ordinato sacerdote. Sotto certi aspetti farò una vita meno attiva e mi dedicherò alla contemplazione e alla meditazione. Ma non entrerò in crisi esistenziale, perché mi sento fortunato di aver fatto tante cose. Mi sento realizzato. Adesso desidero la tranquillità».
Quale pensiero lascia?
«Spero si prosegua l'attività iniziata, che questa parrocchia sia sempre nel cuore dei pescaresi».
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