Paglione e l’arte «Dono la bellezza che vince il buio»

17 Settembre 2014

Dal 1994 il titolare della Galleria 32 di Milano ha regalato al suo Abruzzo 1.500 opere

di Luigi Di Fonzo

«L’arte è la forma di comunicazione per eccellenza, perchè trasmette emozioni. E donare arte vuol dire diffondere emozioni e bellezza. Questa è la missione che ho dato alla mia vita dal 1994, venti anni fa, quando decisi che le mie opere d’arte sarebbero tornate tutte in Abruzzo, come fa un emigrante quando, dopo anni di lavoro all’estero, torna a casa e riporta i suoi guadagni, permettendo così alla famiglia e all’intera comunità di crescere e arricchirsi».

A parlare è Alfredo Paglione, che con questo suo spirito da Gaio Clinio Mecenate sta favorendo la nascita di musei e fondazioni, sostenendo concretamente l’elevazione della vita culturale di diversi centri abruzzesi. Paglione è nato a Tornareccio (Chieti) il 3 marzo 1936. La sua vita è un romanzo lungo da raccontare. Diploma al liceo Vico di Chieti e laurea in geologia all’Università di Roma, nel 1960 compie un viaggio di studio per la De Agostini in Colombia, e lì conosce l’amore della sua vita, Teresita Olivares, violoncellista. La sorella più grande, Helenita, è la sposa di un grande artista, Aligi Sassu, del quale diventerà cognato. Nel 1961 si trasferisce a Milano dove fa diversi lavori, tra cui l’allestimento del teatro Piccola Commenda. Qui affida ad Aligi Sassu la realizzazione di un ciclo di affreschi, mentre altri grandi artisti come Lucio Fontana e Agenore Fabbri vengono chiamati a fare le scenografie. Nel 1963 la decisione di aprire una galleria d’arte contemporanea in piazza Repubblica 32, che chiamerà Galleria 32.

Dopo un triennio di mostre fortunate, Paglione ne trasferisce la sede in via Brera 6, a pochi passi dall’Accademia di Belle Arti e dalla Pinacoteca, dove la Galleria diventerà un centro di grande richiamo per intellettuali, artisti e giornalisti. Nel 1975 a Lugano (Svizzera) aprirà la galleria Blumen. La Galleria 32, che intanto si è trasferita in via Appiani 1, chiuderà per volontà di Paglione nel 2000, dopo un’intera stagione dedicata alla “bellezza”. Amante dell’arte e a sua volta collezionista, il gallerista nato nel paese del miele nel 1994 ha ricevuto il Premio Maiella a Milano, dedicato agli abruzzesi che hanno dato lustro alla loro regione in Lombardia. «Fu lì», spiega il mecenate «che presi ufficialmente l’impegno di riportare un giorno tutte le mie opere in Abruzzo».

Un impegno importante, visto il numero delle sue opere...

«Un impegno difficile, perchè donare in Abruzzo non sempre è stato facile. Anzi, in alcuni casi, come al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, sono stato addirittura costretto a ritirare le opere. Ora sono in pensiero per quelle donate al Museo Barbella di Chieti: opere favolose, come “I ciclisti” di Sassu, e poi De Chirico e Ortega. Spero possa intervenire il Comune».

Cosa significa nel terzo millennio essere Mecenate? Perchè si donano a enti e musei opere che valgono milioni?

«Attraverso le donazioni desidero che la bellezza raggiunga il maggior numero di persone, che riempia i loro occhi e tocchi il loro cuore e faccia percepire loro la luce che c'è sempre oltre il buio. La collezione di Palazzo de' Mayo a Chieti, ad esempio, è l'ultima tappa di un cammino iniziato con la creazione del Museo dello Splendore, il Mas, nel 1997 e continuata con l'apertura di tanti Musei o di sezioni di arte contemporanea in Abruzzo. Un cammino che continua e che ha come filo conduttore il mio omaggio soprattutto ai giovani, che sono la speranza e il futuro di questa Italia che non sa più dare fiducia, spazio, lavoro ai suoi figli. Per loro ho voluto diffondere richiami all'arte e alla bellezza: è come se accendessi dei piccoli fuochi, come se piantassi degli alberi. Per questo ho donato opere ad Atessa, a Castelli, a Chieti, a Francavilla, a Giulianova, a Ortona, a Pescara, a Teramo, a Tornareccio, a Vasto... ».

Chi sono gli operatori culturali che hanno fatto tanto per l’arte in Abruzzo e con i quali è rimasto in contatto?

«Voglio ricordare innanzitutto i coniugi Gizzi e la loro Casa di Dante in Abruzzo, dove organizzai “Sassu e Dante” nel 1987. Grazie a loro tanti artisti legati all’opera di Dante sono diventati famosi in tutto il mondo».

Quali sono le condizioni per ottenere le sue donazioni?

«Innanzitutto che le opere siano fruibili a tutti e vengano esposte con cura e attenzione».

Quali opere donerà in futuro e a chi?

«Ne ho ancora tante da dare. Al mio paese, Tornareccio, innanzitutto, e ad Atessa. Ma ovunque sarà possibile donarle mi auguro che vengano ben accolte, alimentate e fatte crescere nel tempo, per aiutare i giovani a ricercare la bellezza che, com'è stato per me, li farà vivere meglio e risponderà alla loro sete di grandi orizzonti».

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