Pagliuca: stipendi più alti, un appello da raccogliere

Il presidente della Confindustria Chieti Pescara rilancia i principi del marchio «Scenario positivo per l’abbigliamento, nell’area vestina nascerà una filiera»
PENNE. Ci spera la Confindustria e ci sperano tutti, dai politici fino ai residenti di Penne: l’effetto Cucinelli. L’apertura della “fabbrica bella” del re del cachemere, nella zona industriale e artigianale di Ponte Sant’Antonio con vista sul Gran Sasso, potrebbe innescare una filiera e porre le basi del polo dell’alta moda vestino. Cucinelli si aggiunge alla Brioni e a Gucci tracciando il perimetro del triangolo della moda mentre vanno avanti le trattative per portare a Penne altri due marchi.
Dopo le centinaia di esuberi sparsi tra Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona e dopo la crisi portata dall’emergenza Covid, il presente del manifatturiero abruzzese mostra i segni più della ripresa: tessile e abbigliamento fanno registrare un fatturato del 6,8% in più, superiore alla media regionale. Questo dice l’ultimo rapporto della Confindustria e del Cresa. È un vento di rinnovato entusiasmo quello che spazza Penne e il presidente della Confindustria Chieti Pescara, Silvano Pagliuca, immagina già «sinergie future e sviluppi probabilmente inimmaginabili fino a pochi mesi fa».
Qual è il benvenuto della Confindustria a Brunello Cucinelli?
«La sua attività è motivo di orgoglio per l’Abruzzo. Ma non è soltanto un’iniezione di fiducia per il territorio perché un’impresa del genere garantirà un effetto positivo in futuro».
Cosa resta del messaggio accorato di Cucinelli?
«Cucinelli ha ribadito una cosa che anche noi sosteniamo da tempo: la vera forza è nelle filiere e nelle competenze. L’esempio di questa visione è questo: i migliori capispalla usciranno da Penne, meglio di così?».
Quindi, dopo lo sbarco di Cucinelli, quale scenario si apre per questo settore?
«Senz’altro positivo. Questo insediamento rafforza il concetto che il sistema moda abruzzese, con il suo cuore a Penne, è riconosciuto a livello mondiale».
Allora, la crisi della moda è passata?
«La crisi c’è stata ma, adesso, parliamo di qualcosa che sta cambiando in maniera strutturale. Sta a noi cogliere questa grandissima opportunità, non soltanto per recuperare quello che è andato perso ma per fare molto, molto di più».
Cucinelli ha appena parlato di «sostenibilità» per rimettere al centro il tema della dignità del lavoro, dalla bellezza del luogo di lavoro fino agli stipendi: quale insegnamento dovrebbero cogliere le imprese?
«È stato un discorso bellissimo che mi ha riportato alla mente un altro storico imprenditore italiano, Adriano Olivetti. La visione della “fabbrica bella” di Cucinelli deve essere estesa a tutti: credo che i dipendenti e i lavoratori debbano stare in un luogo bello perché questo fa stare bene e aiuta. E poi Cucinelli non ha tralasciato l’aspetto economico con il reddito che va tutelato, migliorato e aumentato».
E allora, secondo lei che è a capo degli industriali di Chieti e Pescara, è possibile che quello di Cucinelli non resti un caso isolato ma che questa etica si diffonda sempre di più?
«È una visione del mondo del lavoro che io condivido e spero che attecchisca anche in altri settori». (p.l.)

