Pagnanelli: ci hanno imbavagliato e Antonelli è stato un dittatore

15 Marzo 2023

Il consigliere Pd: «Non so chi ha urlato “fascista” ma, se il significato è antidemocratico, ha fatto bene» Il caos in aula sul progetto del poliambulatorio al posto di un parco: «Sono salito sulla sedia e lo rifarei»

PESCARA. «Io non ho detto “fascista”, io ho detto “presidente dittatore”», racconta il consigliere Pd Francesco Pagnanelli, «altri colleghi consiglieri dell’opposizione hanno detto “fascista” ma non ricordo bene chi sia stato. Però, se fascista vuol dire antidemocratico, allora, hanno fatto bene: il presidente ci ha messo il bavaglio». Pagnanelli, presidente del consiglio con Marco Alessandrini sindaco, parla della protesta andata in scena lunedì scorso durante il consiglio comunale dedicato al progetto di un poliambulatorio (casa di comunità) da costruire al posto di un parco pubblico in via 8 Marzo. Prima le grida in aula rivolte al presidente del consiglio Marcello Antonelli della Lega, poi Pagnanelli è salito su una sedia, infine di corsa a protestare con il prefetto Giancarlo Di Vincenzo insieme agli altri dell’opposizione.
Perché ha gridato “fascista” al presidente del consiglio comunale?
«Per la precisione ho detto “presidente dittatore”. È vero che dai banchi dell’opposizione si sono levati svariati epiteti e c’è anche chi ha detto “fascista”. Abbiamo reagito così perché ci è stato impedito di parlare: avevamo presentato due ordini del giorno, il primo per il caso di via 8 Marzo e l’altro per il parco di via Fornace Bizzarri dove il Comune vuole costruire un asilo. L’articolo 23 del regolamento obbliga il presidente del consiglio a mettere in discussione gli ordini del giorno in coda agli altri argomenti. Invece, Antonelli ha chiuso il consiglio precludendoci la possibilità di intervenire. È una violazione della democrazia: così si lede il diritto dei consiglieri a esprimere il proprio pensiero. Un episodio mai successo prima: io, da presidente del consiglio, davo sempre la parola a tutti».
E perché Antonelli vi avrebbe impedito di parlare?
«È stato un atto di arroganza e di prepotenza del presidente. Un gesto inspiegabile. Se il presidente intendeva superato l’odg su via 8 marzo perché la delibera era stata ritirata, restava comunque l’odg su via Fornace Bizzarri. Perciò tutti noi dell’opposizione siamo andati dal prefetto a denunciare questa violazione del regolamento».
E il prefetto cosa vi ha detto?
«Ha assicurato che farà un’istruttoria con gli uffici per vedere come procedere».
Quindi, per lei, Antonelli sarebbe un dittatore?
«Mi è venuto da dire dittatore perché ha gestito l’aula come se fosse casa sua e non la casa di tutti i cittadini. Dittatore è un termine che rientra nella dialettica politica. Forse i toni si sono alzati un po’ troppo ma è tutto legato alla tensione del momento. Anche se, io ne sono certo, si dovrebbe cercare sempre di lavorare tutti insieme per il bene della città».
Ha gridato “presidente dittatore” ed è salito su una sedia: lo rifarebbe?
«La protesta non era organizzata: è stata un gesto naturale. Siamo caduti dalle nuvole quando il presidente ha suonato la campanella e ha dichiarato chiuso il consiglio: non ce lo aspettavamo e non era mai accaduta una cosa del genere, né con la presidenza di Antonelli né con le precedenti, cioè con la mia o con quella di Antonio Blasioli. Non dare la parola a un consigliere di opposizione è un comportamento antidemocratico».
Ma è giusto dare del “fascista” per una cosa del genere?
«Io non so chi l’abbia detto, ma se fascista è sinonimo di antidemocratico allora si può dire. L’attacco alla presidenza è scattato per non aver dato la parola ai consiglieri: il presidente non è il padrone del palazzo e deve esercitare la sua funzione nel rispetto dei consiglieri».
E se un consigliere di centrodestra le gridasse “comunista”, lei si arrabbierebbe?
«Primo: non trovo che sia offensivo; secondo: con me non ce ne sarebbe motivo perché non ho mai impedito a qualcuno di prendere la parola. La parola si dà sempre, altrimenti è una violazione palese della democrazia».
Ha rivisto Antonelli dopo la polemica?
«Il mio è un attacco politico e non personale e potremmo prenderci un caffè insieme anche adesso. Ci ho parlato alla fine della seduta e mi ha detto che i due odg erano riferiti entrambi alla delibera ritirata e per questo sono stati ritirati anch’essi ma sappiamo tutti che non è così».
In ogni caso si è proprio arrabbiato: è salito anche su una sedia.
«Non perdo mai le staffe, però mi arrabbio di fronte a ogni forma di prepotenza e arroganza e questo riguarda tutti gli ambiti e non esclusivamente la politica: credo nei diritti delle minoranze. Proprio questo convincimento mi ha portato a fare quella protesta plateale. Ora mi auguro che torni l’armonia e che Antonelli sappia restituire all’aula un clima di democrazia che lui stesso ha impedito».
C’è un precedente, lo sa? Nel 2002 Maurizio Acerbo salì sui banchi della giunta per protestare contro i progetti di Villa Basile e parco Florida.
«Nel 2002 non ero neanche consigliere di quartiere, non me lo ricordo. Acerbo protestava nel merito; invece a noi ci hanno messo il bavaglio. Negli anni della mia presidenza mi sono preso tanti epiteti dall’opposizione ma non toglievo mai la parola a nessuno».
Il merito è: un poliambulatorio al posto di un parco, cosa gliene ne pare?
«Una follia. Che si cementifichi un’area verde, in una città già assediata dal cemento, per farne una casa di comunità quando ci sono altri spazi disponibili è simbolo di mala gestione: questa amministrazione calpesta la cultura del verde e non ha rispetto dei parchi».