Palazzi abbandonati in via Tavo, scontro tra Comune e proprietari

31 Marzo 2024

Il sindaco Masci pronto a eseguire un maxi recinto da 130mila euro e ad addebitare le spese al privato Ma la famiglia Clerico si appella al Tar e i giudici danno uno stop all’amministrazione: fermati i lavori

PESCARA. Il cartello con scritto “Comune di Pescara - città vivibile” è stato già messo sulla rete che si affaccia sul traffico di via Tiburtina: “Realizzazione di recinzione fabbricati in via Tavo 129 di proprietà privata - inottemperanza ordinanza 408 del 2023”, recita il manifesto. Il progetto dell’amministrazione Masci è fare un muro alto oltre due metri di cemento armato intorno ai ruderi di Rancitelli finiti in mano ai tossicodipendenti. L’importo dei lavori, già affidati alla ditta Mak Costruzioni srl di Chieti, ammonta a 129.475,77 euro. Soldi che il Comune è pronto ad anticipare e poi a richiedere ai proprietari del sito. Ma spunta un decreto del Tar che blocca e mette a rischio i lavori: almeno per adesso, nessuno può vietare l’accesso ai palazzi ex Clerico. Il viavai dei disperati, con i giacigli di fortuna allestiti anche all’interno degli scheletri degli edifici, non si ferma.
I lavori nel cuore di Rancitelli presero il via nel 1969: un progetto da 9 palazzine per dare una casa alla classe media pescarese. Ma le compravendite si arenarono: furono costruiti due stabili mentre, per altri due, i lavori si fermarono alle basi. Dal 1985 il cantiere è fermo. E da anni è un rifugio per i tossicodipendenti. Dopo l’abbattimento del vicino Ferro di cavallo, il sindaco Carlo Masci di Forza Italia ha deciso per la tolleranza zero e l’ultimo atto è una determina firmata dal dirigente comunale Antonio Longo che ha dato il via libera ai lavori «in sostituzione» del privato: nei mesi scorsi, il Comune aveva ordinato alla famiglia Clerico «il rifacimento della recinzione perimetralmente a tutta l’area di proprietà, utilizzando materiali resistenti e realizzando quindi una barriera di adeguata altezza e non removibile». Ma la determina dice che quell’ordinanza non sarebbe stata rispettata: «Dalla documentazione fotografica acquisita, emerge che la recinzione in corso di realizzazione non risponde ai requisiti prescritti dall’ordinanza 408/2023 in quanto la stessa risulta essere per caratteristiche tipologiche (materiali, dimensioni) del tutto simile a quella già esistente, in parte ancora presente, che storicamente si è dimostrata non essere in grado di impedire il verificarsi delle problematiche da risolvere e per le quali è stata emessa la citata ordinanza». E così il Comune ha avviato l’intervento sostitutivo «per inadempienza»: un’opera da 129mila euro da completare «entro 60 giorni» dall’avvio dei lavori, quindi in tempo per le elezioni comunali del 9 giugno.
Sul posto, nei giorni scorsi, ha fatto un sopralluogo anche Lorenzo Sospiri di Forza Italia, presidente del consiglio regionale uscente rieletto con quasi 9mila preferenze: «Dopo l’ennesima ordinanza di bonifica e di recinzione disattesa da parte dei proprietari, il Comune sta intervenendo personalmente a proprie spese per chiudere l’area a qualunque possibilità di accesso esterno», ha detto Sospiri, «la recinzione sarà realizzata in cemento armato, con le fondazioni, e si alzerà sino a due metri e mezzo con annessa una rete di metallo verde per ridurre l’impatto ambientale in termini estetici. In due mesi l’opera sarà completata e finalmente i palazzi Clerico saranno inaccessibili dall’esterno. Il Comune recupererà dal privato le somme spese».
Ma c’è un fuori programma: la famiglia Clerico ha presentato ricorso e ha chiesto al Tar di annullare la determina del Comune. E il Tar, prendendo tempo, ha segnato un punto a favore dei Clerico, difesi dall’avvocato Lorenzo Passeri Mencucci, mentre il Comune non si è costituito in giudizio: «Nessun pregiudizio irreparabile dal lato pubblicistico può derivare dal provvisorio mantenimento della recinzione realizzata dalla ricorrente nella breve attesa del vaglio collegiale della causa; di contro sussisterebbero rilevanti danni per il ricorrente dalla immediata rimozione e sostituzione di tale recinzione, nell’ipotesi di fondatezza del gravame (il cui fumus rimane comunque impregiudicato)». Il 19 aprile è fissata un’altra udienza.