Palazzo d’oro Asl, indagata per truffa un’altra dirigente

27 Luglio 2016

Si allarga l’indagine sull’edificio di via Rigopiano: sotto accusa anche Rancitelli La stima degli inquirenti: l’immobile pagato 740 mila euro in più del dovuto

PESCARA. Un’altra dirigente della Asl di Pescara, Francesca Rancitelli, è indagata per l’acquisto del palazzo d’oro di via Rigopiano. Rancitelli, a capo dell’ufficio legale della Asl e componente della commissione di gara che ha dato il via libera all’operazione immobiliare, 44 anni di Atessa, è accusata dei presunti reati di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. È il quinto indagato nell’inchiesta della squadra mobile, guidata dalla pm Anna Rita Mantini: gli altri sono l’ex direttore generale della Asl Claudio D’Amario, 56 anni di Francavilla, attualmente subcommissario alla Sanità in Campania, l’imprenditore Ermanio Cetrullo, 65 anni di Pescara, il dirigente dell’ufficio Gestione del patrimonio della Asl Vincenzo Lo Mele, 53 anni di Montesilvano, e il responsabile unico del procedimento Luigi Lauriola, 55 anni di Francavilla.

«Palazzo sovrastimato». L’indagine sull’immobile è arrivata alla fine: gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e presentare memorie difensive con l’obiettivo di evitare il processo. Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, gli inquirenti fanno i conti dell’operazione immobiliare della Asl: per tutti, l’accusa è di aver «sovrastimato» il palazzo che cade a pezzi di «almeno 740 mila euro» rispetto al valore di mercato assicurando così «un ingiusto vantaggio patrimoniale» a Cetrullo.

Immobile di Cetrullo. Tutto ruota intorno a quell’edificio venduto alla Asl da Cetrullo, titolare della società Pmc e nipote del parlamentare del Psdi Aldo Cetrullo. Cetrullo è anche il padre di una candidata alle ultime elezioni comunali con una lista di appoggio al sindaco Pd Marco Alessandrini (Pescara Insieme Bene Comune), raccogliendo 176 preferenze (seconda non eletta della lista). Nel 2012, Cetrullo pagò l’immobile 900 mila euro, rilevandolo da un fondo di investimento, e nel 2014 l’ha ceduto alla Asl per 2,8 milioni dicendo sì a uno sconto di 500 mila euro sul valore stimato dall’Agenzia delle Entrate. Secondo una delibera della Asl, ristrutturare l’edificio di 4 mila metri quadrati costerà 4 milioni di euro.

Doppia perizia. Negli atti giudiziari si fa riferimento a due perizie contrastanti: quella del 2012 – quando Cetrullo comprò l’immobile –, fatta da un architetto e certificata dal tribunale di Pescara, che valuta il palazzo solo 900 mila euro e cioè 225 euro al metro quadrato perché è «in abbandono e palese stato di fatiscenza»; quella del 2014, dell’Agenzia delle Entrate, dice che lo stesso immobile vale più di tre milioni di euro in base a un «probabile valore di mercato». Secondo l’accusa, Lo Mele e Lauriola avrebbero recepito «pedissequamente» la stima dell’Agenzia delle Entrate «omettendo di ponderare doverosamente sia i valori enunciati negli atti di acquisto sia di effettuare gli abbattimenti economici conseguenti alle insistenze sull’immobile di servitù passive e altri oneri».

«Acquisto predeterminato». Ma gli atti raccontano anche che quell’acquisto sarebbe stato già deciso – «predeterminato», è il termine usato dagli investigatori diretti dal capo della Mobile Pierfrancesco Muriana – ancora prima dei due bandi per la ricerca dell’immobile da destinare «ad attività amministrative, tecniche e di staff»: il primo bando risale al 15 maggio 2014 ma già dal precedente 6 maggio la Asl ha fatto valutare lo stesso palazzo nell’ambito di una trattativa che chiama in causa un altro imprenditore pescarese, Federico Tironese (non indagato).

L’intermediario. Con la Casa e Bottega srl, Tironese ha fatto da «intermediario» offrendo alla Asl di acquistare l’immobile di Cetrullo. Poi, la trattativa non è andata in porto e la Asl ha emanato due bandi, il primo senza vincitore e il secondo con l’unica offerta di Cetrullo rimasta in gara. Un’operazione contestata dalla politica, con le richieste di stop arrivate dai consiglieri regionali Domenico Pettinari del M5S e Lorenzo Sospiri di Forza Italia, e poi finita al centro di due indagini: una è finita con un’archiviazione; l’altra è ancora in piedi e, a breve, arriverà allo scoglio dell’udienza preliminare.

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