Palazzo di via Leopardi, partono i lavori

23 Luglio 2021

I condomini si occuperanno della messa in sicurezza dell’edificio: hanno tempo fino al 10 agosto

MONTESILVANO. Sarà lo stesso condominio “Riviera 1” a occuparsi della messa in sicurezza del palazzone di via Leopardi, ormai sgomberato da giorni a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine. Per farlo, però, l’amministrazione del condominio, lo studio Cellini coordinato da Giuseppe Cellini, avrà a disposizione fino al 10 agosto. E non è escluso che, già dopo quella data, i residenti possano far rientro nelle proprie abitazioni. Sono queste le ultime novità sulla gestione dell’edificio di 11 piani composto da 250 appartamenti e 13 locali commerciali, che secondo una perizia dell’ingegnere Antonello Salvatori sarebbe a rischio crollo. Dopo la decisione del Comune di provvedere direttamente alla messa in sicurezza del palazzo, per poi addebitare i costi al condominio, e dopo la richiesta arrivata a palazzo di città a firma dell’avvocato del condominio Giuseppe Failla di attendere l’assemblea del 18 luglio, l’Ente ha dato il proprio nulla osta all’amministratore. Come da “ultimatum” del dirigente comunale Marco Scorrano, il condominio ha fatto pervenire a palazzo di città, entro 48 ore dall’assemblea, la decisione di ottemperare alla messa in sicurezza dell’edificio. Richiesta accolta, come emerge dalla nota firmata dallo stesso dirigente comunale in cui si legge che si autorizza la consegna delle chiavi del condominio all’amministratore Cellini e l’esecuzione degli interventi necessari a garantire le operazioni di messa in sicurezza provvisoria compresa l’apertura di varchi nella recinzione posizionata lo scorso 7 luglio. Scorrano accorda anche la proroga del provvedimento di sospensione dell’esecuzione in danno degli interventi fino al completo svolgimento dei lavori di messa in sicurezza che dovranno essere realizzati entro il 10 agosto. Si tratta di interventi che dovrebbero consistere nell’inserimento di puntelli per sostenere il sovraccarico che insiste sugli archi così da ridurre le sollecitazioni che agiscono sugli stessi. Nel caso in cui tali interventi dovessero far venire meno le condizioni che hanno decretato la dichiarazione di inagibilità dell’edificio, il sindaco potrebbe provvedere alla revoca dell’ordinanza e consentire ai residenti e alle attività commerciali di tornare nel palazzo. Nel corso dell’assemblea, il condominio ha selezionato una delle 5 proposte per il consolidamento del fabbricato. Sembra essere naufragata, dunque, l’ipotesi del totale abbattimento dello stabile e della sua ricostruzione. (a.l.)