Palazzo Mazzara offre al pubblico i suoi splendori

La dimora nobiliare più bella d’Abruzzo apre da oggi con un ciclo di appuntamenti
di Giovanni D’Alessandro
SULMONA
Questo dei marchesi Mazzara, ubicato al centro di Sulmona nell'omonima via al Quadrivio, è forse il più bel palazzo d'Abruzzo, e giustamente il Centro regionale Beni culturali, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio comunale e dell'Agenzia per la Promozione culturale di Sulmona, ha deciso di aprire con la presentazione del monumento un ciclo di appuntamenti finalizzato a far conoscere il patrimonio storico-architettonico della regione; ciclo che verrà tenuto a battesimo oggi alle 17 nella sala conferenze del palazzo Mazzara (relatori Enrichetta Santilli, Fabio Maiorano e Carlo Maria d'Este, dopo la introduzione della responsabile del Centro Rosa Giammarco e Mario D’Eramo).
È il più bel palazzo d'Abruzzo se come canone di bellezza s'intende la corrispondenza a un disegno unitario, arioso, armonioso e in qualche modo consapevole della propria imponenza, nella successione di corti, accessi, loggiati e balconate che offre, con cifra indiscutibilmente autocelebrativa e che pure mai abbia inteso abdicare alla sintesi tra sede d'amministrazione delle vastissime proprietà dei marchesi e residenza della famiglia. Sede dagli anni '70 dell'Amministrazione civica della città di Ovidio, dopo aver ospitato una scuola, e sopraelevato un secolo fa dai proprietari con qualche alterazione delle linee, il palazzo rappresenta insomma qualcosa nel patrimonio architettonico regionale. E chi erano i Mazzara, o Mazara, come puntigliosamente, per una lite ereditaria, a partire dal 1865 vollero distinguersi i baroni Mazara dai Marchesi con le due "zeta"?
Erano una famiglia attestata a Napoli nel XIV secolo, migrata nel Giustizierato d'Abruzzo, del quale Sulmona era sede, a seguito dell'investitura della carica di Giustiziere di un Mazzara, come ben spiega Fabio Maiorano, indagatore e restitutore d'identità di tanta storia peligna; erano una famiglia protetta dagli angioini, subito attestatasi in un ruolo pubblico che mantenne per sei secoli, ricoprendo cariche civili e d'armi gravitanti attorno a Napoli. Il loro palazzo è severo, imponente, meno lezioso, nei decori, di quell'altra meraviglia che è il coevo palazzo Corvi (siamo nei decenni centrali del 1700, e la edificazione avvenne sempre a seguito del disastroso terremoto del 1706, ma la costruzione qui si protrasse più a lungo). Nelle stanze del piano nobile, che dai colori delle pareti sembra prendessero nome (sala rossa, sala verde, sala blu e altre) il palazzo celebra sobriamente miti classici e qualche fasto familiare nei begli stucchi ai soffitti.
Ha una rara fontana da terrazzo e amplissimi corridoi concepiti come ambulacri e luoghi d'attesa, che non si stenta a immaginare, nella parte riservata all'amministrazione, pieni di persone: mezz'Abruzzo Citeriore lavorava per i marchesi e conveniva giornalmente a palazzo. Ricca e rara anche la decorazione a fasce litiche policrome del fronte, mentre il loggiato interno è il più imponente delle architetture civili d'Abruzzo. Un palazzo da riscoprire dunque.
Una meraviglia tardobarocca da non trascurare quando si passa frettolosamente per le antiche stanze, entrandovi in quanto sede del Comune. A farlo risaltare è anche la monumentalità della via, con la purissima mole della facciata di San Francesco della Scarpa che lo precede. E infine, con l'occasione della loro dimora, un'altra meraviglia a Sulmona va associata al nome questa volta dei baroni Mazara (con una sola "z", ma la famiglia era la stessa): l'ornatissima e degradata cappella al cimitero, il sepolcreto più importante d'Abruzzo e tra i più significativi in Italia, vincolata dal Ministero, e che l'Amministrazione sta recuperando, affiancata da un progetto del Rotary e dal sostegno di vari cittadini.
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