Palazzo pericolante, a settembre la demolizione attesa da sei anni

22 Agosto 2019

Partono i lavori per abbattere l’edificio di nove piani sgomberato nel 2013 perché è a rischio crollo  Previste imponenti misure di sicurezza, l’intervento di abbattimento e ricostruzione durerà due anni

PESCARA. Dopo sei anni di attesa, l’enorme palazzo di 9 piani di viale D’Annunzio 259-261 che minaccia la sicurezza dei cittadini verrà finalmente abbattuto. I lavori di demolizione partiranno nel prossimo mese di settembre. Lo ha annunciato l’ingegnere Fausto Lopez, il tecnico di fiducia incaricato dai proprietari che in tutti questi anni ha verificato, insieme ad altri suoi colleghi, le condizioni di stabilità del fabbricato.
DUE ANNI PER I LAVORI. Si tratta di un intervento imponente, sicuramente tra i più importanti realizzati a Pescara negli ultimi anni. Per smantellare quella sorta di gigante malato e realizzare un nuovo edificio al suo posto ci vorranno almeno due anni. Questi sono i tempi che la ditta avrebbe messo nero su bianco sul capitolato d’appalto. L’operazione costerà una fortuna. La spesa complessiva prevista per la demo-ricostruzione ammonta a 7 milioni di euro, tutta a carico dei proprietari dei 33 appartamenti e dei 6 negozi, i quali possono contare solo su un piccolo contributo dello Stato, pari a 1,9 milioni di euro ottenuto grazie al riconoscimento dei danni subiti dal fabbricato a causa del terremoto del 6 aprile del 2009. Ma ci sono voluti anni di battaglie legali per arrivare a questo risultato. Dopo un primo diniego da parte del Comune, i 39 proprietari sono stati costretti a fare ricorso al Tar per ottenere un nuovo accertamento tecnico e l’avvio della procedura all’Ufficio tecnico per la ricostruzione per il riconoscimento dei danni causati dal sisma del 2009.
LO SGOMBERO. I proprietari degli appartamenti e dei negozi al piano terra hanno vissuto per anni un incubo. Incubo cominciato in realtà nel 1988, quando alcuni condomini si accorsero di alcune piccole crepe nell’edificio. E già allora, i periti che visionarono il fabbricato segnalarono l’inclinazione dello spigolo di nord-est a causa di cedimenti differenziali del terreno di sedime. Poi, dopo il 6 aprile del 2009, i tecnici attestarono un ulteriore peggioramento delle condizioni dell’edificio.
Fino ad arrivare al 14 marzo 2013, quando l’allora assessore alla protezione civile Berardino Fiorilli si fece carico di notificare le ordinanze di sgombero immediato, firmate dall’ex sindaco Luigi Albore Mascia, a tutti i proprietari. Lo stesso sindaco emanò, il 7 ottobre del 2013, un’altra ordinanza per avviare l’immediata demolizione del palazzo per grave inagibilità.
IL RIFUGIO DEI DISPERATI. I 33 condomini furono costretti a trovare una sistemazione diversa, chi con i parenti e chi invece ricorrendo a costosi appartamenti in affitto in città.
Ma l’edificio, ormai in stato di abbandono, diventò ben presto preda di sbandati e senzatetto. Fatto sta che il 4 marzo 2015, l’allora sindaco Marco Alessandrini fu costretto a far scattare un blitz, ricorrendo a vigili del fuoco, poliziotti e vigili urbani, per liberare l’edificio, chiudere ermeticamente porte e finestre e transennare tutta l’area intorno per motivi d’igiene, ma soprattutto di sicurezza vista l’instabilità del fabbricato.
DEMOLIZIONE CONTROLLATA. Ora l’operazione di abbattimento non sarà affatto semplice. I condomini hanno dovuto affidare l’incarico ad un’impresa specializzata nelle cosiddette demolizioni controllate.
Lo smantellamento dell’edificio pericolante avverrà pezzo per pezzo utilizzando un mezzo meccanico con pinza idraulica. Tutto questo per evitare danni agli edifici confinanti. L’intera zona verrà messa in sicurezza.
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