Palazzo sulla riviera: D’Alfonso e Milia il 2 luglio dal giudice

22 Marzo 2019

Fissata l’udienza preliminare per il caso PescaraportoChiesti 5 rinvii a giudizio: coinvolti anche Dezio e Ruffini

PESCARA. Il 2 luglio prossimo, la vicenda Pescaraporto verrà esaminata dal gup Gianluca Sarandrea nel corso dell'udienza preliminare appena fissata. Si tratta dell'inchiesta chiusa a gennaio scorso dalla procura di Pescara con la richiesta di rinvio a giudizio per cinque noti personaggi, relativa alla realizzazione di un complesso edilizio lungo la riviera di Porta Nuova, tra il ponte del Mare e il porto turistico. A rischiare il processo con le accuse di abuso d'ufficio e falso, sono l'ex governatore Luciano D'Alfonso, l'ex segretario dell'ufficio di presidenza della Regione Abruzzo, Claudio Ruffini, l'attuale direttore generale del Comune di Pescara, Guido Dezio, l'avvocato Giuliano Milia e Vittorio Di Biase, dirigente del servizio regionale del Genio civile di Pescara.
Al centro della vicenda giudiziaria, ci sarebbe la variazione di destinazione d'uso del sito: da uffici e alberghi a residenze private. Un progetto che, prima della richiesta di cambio di destinazione, aveva ricevuto dagli organi competenti tutte le autorizzazioni a costruire, d'altronde come le ottenne la nuova caserma della guardia di finanza realizzata a pochi metri di distanza.
Ma mentre la struttura militare avviò prontamente i lavori, la società Pescaraporto (che risulta intestata a due società, una delle quali fa capo alla famiglia dell'imprenditore Mammarella e l'altra ai figli dell'avvocato Milia) restò ferma per lungo tempo. E quando la proprietà decise di ripartire, cambiando appunto la destinazione d'uso, intervennero una serie di problemi tecnici legati a un presunto rischio esondazione del fiume.
Una possibile pericolosità idraulica delle aree interessate che portò il Genio civile prima a dire di no e successivamente a cambiare parere dando il via libera all'operazione immobiliare.
Il fulcro dell'inchiesta sarebbe proprio in questo ripensamento del dirigente Di Biase, che secondo l'accusa avrebbe subito una serie di pressioni per cambiare orientamento.
E questo teorema accusatorio troverebbe fondamento e prenderebbe le mosse da una telefonata che poi diede il via all'inchiesta, intercettata sull'utenza di Ruffini nell'ambito di un'inchiesta aquilana su Palazzo Centi.
Telefonata in cui D'Alfonso invitava Ruffini a recarsi da Milia, accompagnato da Dezio che in tutta la vicenda non avrebbe alcun ruolo particolare e a carico del quale non risulterebbe peraltro alcuna intercettazione o altra prova di un suo diretto coinvolgimento nella vicenda. Da quell'incontro nello studio del legale sarebbe nato il cuore dell'inchiesta: secondo l'accusa (pm Anna Rita Mantini), Di Biase avrebbe redatto il parere favorevole sulla falsariga delle indicazioni che Milia diede a Ruffini che a sua volta riportò al dirigente del Genio civile. A luglio, il confronto dal giudice per l’udienza preliminare.
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