Palazzo Toppi va all’asta Ma il comitato non ci sta

Spoltore. Rabbia per la decisione del Comune di alienare l’ex palazzo municipale E l’antropologa Nicolaj si appella agli spoltoresi: «Acquistiamolo tutti insieme»
SPOLTORE. Base d'asta duecentomila euro e fine del sogno di restituire alla cittadinanza lo storico Palazzo Toppi Pardi.
La decisione dell'amministrazione comunale di alienare l'antico palazzo municipale di via delle Rose viene accolta con disappunto dal comitato cittadino "Salviamo Palazzo Toppi" che negli ultimi mesi ha raccolto centinaia di firme a sostegno della petizione per riqualificare l'edificio vincolato dal Mibact, che ne ha riconosciuto il valore archeologico architettonico e culturale. «Ultima occasione di riqualificare il centro storico ridotto a dormitorio», dice l'architetto Edgardo Cotellucci, presidente dell'associazione I Colori del Territorio, «una scelta le cui conseguenze ricadranno in particolar modo sulle future generazioni lasciate nella più completa assenza di strutture pubbliche per il sociale e la cultura. Gli amministratori locali non sono riusciti, nel corso del tempo, a garantire il riuso di una importante struttura pubblica e salvaguardare la memoria di un luogo storico e identitario qual è l’ex municipio».
Al comitato, supportato da diverse associazioni quali Archeoclub d’Italia, Italia Nostra, I Colori del Territorio, La Centenaria, Deposito dei Segni onlus e Società operaia di mutuo soccorso, si unisce anche la voce dell'antropologa Maria Concetta Nicolaj che incita gli spoltoresi all'acquisto collettivo dell'immobile «così come fecero i fondatori Soms per l'acquisto dell’ex chiesa di Santa Maria in Piazza, attuale sede della società operaia. E non come accadde con l'allora sindaco Giovanni De Cesaris che vendette il convento cinquecentesco per ospitare la nuova sede dell'istituto tecnico agrario con la scusa di non avere il denaro per adeguarlo. Raccontano i libri di storia e l'anagrafe comunale che gli spoltoresi insorsero e costrinsero alle dimissioni il sindaco che di lì a poco cadde in disgrazia». «La messa all’asta di un luogo identitario come Palazzo Toppi, dove si sono succedute le vicende politiche e amministrative per quasi due secoli, crea un grave sconcerto in tutta la cittadinanza», aggiunge Cotellucci, «fin dall’inizio l’inserimento dell’ex municipio tra i beni alienabili ha generato perplessità, sapendo che nel medesimo periodo è avvenuto l’acquisto di Palazzo De Cesaris (ex Palazzo Castiglione). Una coincidenza considerata non casuale, trattandosi di due edifici contigui tra i più interessanti e di pregio del centro storico». «Se le testimonianze degli studiosi, tutte le nostre battaglie e gli inviti al dialogo non sono stati sufficienti a far desistere l'amministrazione comunale, cosa dovrebbero fare i cittadini per essere ascoltati?», aggiunge il presidente Soms, Luigi Spina. Di recente il comitato era impegnato a raccogliere interviste per un documentario che avrebbe raccontato la storia del Palazzo e del suo contesto.
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