Palestre e piscine contro Conte «Non siamo dei covi di untori»

PESCARA. Sorvegliate speciali per una settimana, eppure piscine e palestre non ci stanno a essere trattate come untrici e si dicono rispettose dei protocolli anti Covid. L'ultimatum giunto dal...
PESCARA. Sorvegliate speciali per una settimana, eppure piscine e palestre non ci stanno a essere trattate come untrici e si dicono rispettose dei protocolli anti Covid.
L'ultimatum giunto dal premier Conte nella conferenza stampa sull'ultimo Dpcm, domenica sera, non è proprio andato giù al settore delle palestre che hanno ancora pochi giorni per adeguarsi alle regole per garantire il contenimento del contagio. In caso contrario, scatterà la sospensione per tutte. Ma gli operatori se da un lato si dicono sereni perché il rispetto delle norme è garantito fin dai primi giorni della riapertura dopo il lockdown, dall'altro non accettano di poter essere puniti per gli errori di pochi.
«Nelle strutture sportive», commenta Ugo Salines, consigliere nazionale del Coni e vice presidente nazionale del Csen, il centro sportivo educativo nazionale al quale nella provincia di Pescara sono affiliate circa 350 strutture sportive, «sono stati attivati tutti i protocolli. Non ci risulta, infatti, che palestre e piscine siano centri di contagio. A tal proposito, il Coni, su richiesta del ministero dello Sport, sta elaborando un monitoraggio, attraverso enti e federazioni, per verificare quanti contagi sono stati accertati all'interno di impianti sportivi. E per quanto ci risulta, sono pochissimi. Non si può fare di tutta l'erba un fascio: il 98 per cento dei nostri affiliati è perfettamente in regola».
Oltre al rispetto dei protocolli, sono altri due gli aspetti che favoriscono la garanzia delle regole di distanziamento. Le tipologie di allenamento in piscine o palestre appartengono agli sport individuali, pertanto non implicano alcun tipo di contatto.
L'adeguamento delle strutture ai protocolli, inoltre, ha ridotto gli afflussi all'interno delle strutture, influenzati «anche dalla componente paura. L'effetto psicosi», aggiunge Salines, «ha ridotto di molto le presenze».
«Stiamo parlando di uno sport individuale, senza alcun contatto», sottolinea Enzo Baffoni, delegato regionale della Fipe, Federazione italiana pesistica, «per cui non ravvisiamo alcuna problematica. Le distanze non sono un problema e vengono rispettate. Inoltre, le nostre palestre si sono tutte adeguate alle normative». Sul fronte controlli dai quali dovrebbe dipendere la regolare apertura degli impianti sportivi nelle prossime settimane, da Baffoni arriva la critica di «vaghezza. Non è chiaro se saranno controlli a tappeto o a sorpresa».
Nessun timore nemmeno secondo Francesco D'Orazio, presidente regionale della federazione danza sportiva. «La federazione ha un proprio comitato tecnico scientifico che ha redatto un protocollo ad hoc, secondo le linee guida ministeriali, che tutte le società iscritte in federazione devono obbligatoriamente rispettare. Sul nostro versante siamo perfettamente in regola. Certo è che tutti dovrebbero impegnarsi al massimo rispetto delle norme, per non andare incontro a una chiusura generale che danneggerebbe l'intero comparto».
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