Palme e ombrelloni, calo del 40 per cento

5 Luglio 2016

La Cna balneatori: colpite le attività nel tratto centrale interessato dai divieti di balneazione, danno da due milioni

PESCARA. Un calo del 40 per cento in termini di prenotazioni, un mancato incasso pari a due milioni e centomila euro contando anche gli incassi di bar e ristoranti: è un bilancio nero quello che la Cna Balneatori, con il responsabile nazionale Cristiano Tomei, fa sulla scorta dei dati di questo giugno, a confronto con quelli dello stesso mese del 2015. Dati che, andando a ragionare sui circa 35 stabilimenti balneari contati dalla Cna lungo il tratto centrale della riviera interessata dai divieti di balneazione a singhiozzo (dalla Madonnina all’altezza di piazza San Francesco), dall’inizio della stagione si traducono in 2.100 ombrelloni in meno e in 1.400 palme in meno presi da altrettanti clienti per questa estate 2016.

«Sono numeri veri, effettivi», spiega Tomei, «anche se a sentirli si stenta a crederlo. Ma purtroppo la situazione è questa, la fascia più colpita è quella centrale che coincide con il tratto dei divieti di balneazione emessi a inizio stagione e che, con un effetto domino hanno portato alla situazione attuale. Purtroppo il danno è sedimentato, la situazione è difficile, è grave, ma qualcosa si può fare ancora».

Per questo con una nota ufficiale, ieri Tomei ha rivolto un appello alla Regione chiedendo «di convocare immediatamente le organizzazioni del turismo per predisporre un piano di interventi che coinvolga l’amministrazione di Pescara».

«Chiediamo la convocazione di tutte le associazioni, chiediamo», spiega Tomei al Centro, che la Regione ci faccia una proposta per riposizionare l’immagine di Pescara in un certo modo. Se c’è un miglioramento dell’acqua, bisogna saperlo comunicare, così come va comunicato con esattezza cosa si sta facendo e che tempi di realizzazione ci sono. Va recuperata la fiducia delle persone. E se dovessero spuntare nuovi dati negativi dell’acqua lo si dica, ma si dica pure quello che si sta facendo per evitare che tutto questo si ripercuota anche sulle prossime stagioni. In questo momento», spiega ancora Tomei, «ci troviamo di fronte a un disastro, perché parliamo di attività stagionali, un mancato incasso del 40 per cento è pesante, è come se non si lavorasse per sei sette mesi».

Una situazione per cui Tomei punta il dito contro la Regione: «A metà aprile proponemmo al presidente D’Alfonso di istituire un’Autorità per la lotta all’inquinamento. L’avevamo immaginata come un potente strumento in grado di comunicare un attivismo esercitato su più fronti, dalla repressione dei nostri scarichi abusivi nei fiumi alla messa in efficienza dei depuratori, ma soprattutto di aver finalmente messo insieme tutti i soggetti interessati alla salvezza delle nostre acque di balneazione. Di tutto ciò, però, non si è accolta l’urgenza contenuta in quel nostro messaggio, che avrebbe dovuto essere alimentato quotidianamente dalle buone prassi e dall’annuncio continuo di iniziative e che invece è stata diluita in un tran-tran burocratico». (s.d.l.)

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