Paluzzi, lacrime da trionfo: ho ridato energia alla città

Il patron del Delfino Flacco: « Ogni domenica tutti a messa prima del match»
PESCARA. Piange, Quinto Paluzzi. Perché «il cuore mi esplode dalla gioia». Il suo Delfino è approdato in Eccellenza, il massimo campionato regionale, dopo aver fronteggiato e pareggiato con la Fater, col risultato finale di 1-1. Sugli spalti una folla in delirio di 700 spettatori e tifosi. Nella Pescara sportiva un evento simile non si ripeteva da 22 anni con l’exploit della Renato Curi di Daniele Ortolano e Cetteo Di Mascio.
Messe, preghiere, sacrifici , arrabbiature, sofferenza, «litigi pesanti con i giocatori», spesso colpiti da «infortuni gravissimi», hanno preceduto questa vittoria che Paluzzi, patron del Delfino Flacco Porto, oggi condivide con i figli, Roberto e Gianluca, 32 e 35 anni, l’allenatore Guglielmo Bonati , il presidente Luciano Zangirolami, i 44 componenti del clan sportivo che da cinque anni gravita, tra allenamenti (dal martedì al venerdì, alle 19) partite e doposcuola, intorno allo stadio San Marco. L’impianto del quartiere San Donato che il «pazzo con Dio accanto», così si definisce Paluzzi, intende rimettere a nuovo con il «pieno appoggio» del Comune con cui la società ha «rinnovato una convenzione per altri 15 anni».
Ieri sono arrivati i complimenti dell’assessore allo Sport Giuliano Diodati che ha promesso un premio. I festeggiamenti, tra domenica e lunedì, si sono protratti per tutta la notte al roof garden dell’hotel Esplanade, con 300 invitati. Oggi il trionfo è tutto dell’eclettico imprenditore delle pescherie Il Delfino che venti anni fa rilevava («me l’hanno lasciata i miei amici pescatori») una squadretta che aveva pochi soldi e molte ambizioni.
«Quando ho preso in mano la squadra all’epoca, nel 1998, si chiamava solo Porto, 10 anni fa abbiamo aggiunto Flacco e 5 anni fa Delfino» racconta l’armatore amante del calcio e profondamente religioso, «dopo un periodo di rodaggio, abbiamo messo a segno un successo dopo l’altro, il campionato di seconda categoria tra il 2002 e il 2003 e in prima categoria tra il 2004 e il 2005 con l’allenatore-pescatore Dario Mazza che ci ha portato in Promozione. Poi sono subentrati Raffaele Di Zio e Luca Febo. Oggi il clan conta oltre 40 persone e la squadra costa meno di 4mila euro al mese per i rimborsi ai giocatori e zero compensi per l’allenatore che li ha rifiutati». Dopo un periodo di retrocessione in prima categoria e poi il rilancio con l’arrivo, cinque anni fa, proveniente dall’Ursus e dal Montesilvano Colle, dell’attuale allenatore Guglielmo Bonati, 40 anni, dipendente Fater . Due caratteri forti e determinati che si scontrano e si incontrano continuamente:«Noi non litighiamo, ci confrontiamo», precisano. Ma è chiaro che non se le mandano a dire. Su un punto sono d’accordo: l’educazione da impartire ai calciatori, alcuni dei quali sono dipendenti delle pescherie Delfino. «Sull’educazione non si transige, siamo pesanti. Meniamo. Applichiamo le regole di una volta. Se noi siamo migliori, è perché lo erano i nostri genitori». Ordine e disciplina. Un rigore che può fare solo bene, è il pensiero di Bonati che ringrazia «Cetteo Di Mascio e Gianni Chiacchiaretta per ciò che mi hanno insegnato».
Ieri mattina nell’ufficio di Paluzzi, a Villa del Fuoco, era un via vai di gente che voleva complimentarsi con lui. Tra questi anche Federico Pace, figlio di Bruno, scomparso di recente. La gioia dell’imprenditore del pesce è incontenibile. Mostra il braccio: «Guardi ho la pelle d’oca, il mio cuore esplode di gioia. Mai avrei immaginato di arrivare a questo punto, ma lo desideravo. Pescara dovrà dire quanto è importante questa vittoria a cui siamo arrivati con tanti infortuni ma anche con l’aiuto dell’Angolana e del Pineto che ci hanno prestato dei giocatori».
«Per la città è una energia che mancava», aggiunge Bonati, «un messaggio di speranza per il futuro dei ragazzi a cui vogliamo trasferire i valori per emergere, tra i quali un forte impegno. Loro in questi anni hanno lottato, ci hanno creduto. Dovevamo provare a vincere, i ragazzi hanno raccolto la sfida e abbiamo vinto». Ma l’entusiasmo cozza con i piani del futuro, che la società non vede roseo. A tal punto che già si parla di «rischio retrocessione». Domenica, il Delfino affronterà la Virtus Teramo e «rischiamo figuracce, siamo in un altro mondo, ora. Anche se ce la metteremo tutta. La fatica è tanta quando alzi l’asticella delle ambizioni». Paluzzi, Quintino per tutti, «60 anni l’anno scorso, 59 quest’anno» scherza, ogni domenica trascina i ragazzi in chiesa per la messa prepartita. Ogni volta una diversa, domenica scorsa a San Cetteo. «Ho pregato tanto per questa vittoria, sono anche andato da padre Guglielmo Alimonti a chiedergli perdono per aver anteposto il calcio alla famiglia».

