Panchine distrutte, rifiuti e degrado Pineta in abbandono

Si presenta così l’area verde tra lo stadio e il lungomare sud Interventi carenti e scarsa educazione dei frequentatori
PESCARA. Grande, anzi immensa. La pineta dannunziana è un polmone verde di 35 ettari, un patrimonio senza uguali, in Italia. Uno spazio in cui passeggiare, fare sport, rilassarsi un po’ o far giocare i bambini. Ma non è poi così accogliente come dovrebbe, perlomeno non ovunque. Ed è sufficiente attraversare la porzione di riserva naturale che si estende dallo stadio fino al lungomare sud per rendersi conto che in molti punti la cura dei dettagli lascia parecchio a desiderare. E i meno rispettosi dell’ambiente sono, forse, i frequentatori.
Sono chiarissimi i segni della disattenzione e della mancanza di interventi costanti. Un punto debole appare la raccolta dei rifiuti, considerato che alcuni cestini sono stracolmi per cui i rifiuti vengono inevitabilmente gettati a terra, a partire dalle bustine con i «bisogni» dei cani che vengono accompagnati dai proprietari nella riserva. Lungo i percorsi pedonali che tagliano questa parte della pineta non tutte le panchine sono fruibili, o perché l’erba è altissima o perché gli assi di legno si sono frantumati, se non sono addirittura spariti.
E poi ancora: una specie di ruscello, pressoché invisibile, è stato scambiato per una pattumiera a cielo aperto. Al suo interno sono stati gettati e abbondano bottiglie di vetro e brik di vino, lanciati da frequentatori rozzi e poco attenti all’ambiente. E nessuno, a quanto pare, si è preoccupato di provvedere alla pulizia.
In più punti ci sono fazzolettini di carta sparsi qua e là, specie nelle zone nascoste e lontane da occhi indiscreti, evidentemente usate da qualcuno per appartarsi. I vandali si sono divertiti anche qui con spray e vernici (come nel resto della città) ad imbrattare alcuni cartelli informativi che illustrano le caratteristiche dell’area verde: quelli posizionati all’ingresso, ad esempio, sono illeggibili. E quindi, se qualcuno volesse saperne qualcosa di più sulla riserva, le sue origini le sue peculiarità, dovrebbe rinunciare.
Andrebbero sistemate pure le staccionate di legno, laddove sono crollate e rimaste a terra. Ed è in attesa di manutenzione (la competenza è del Comune) anche il ponticello che consentiva di superare il ruscello: l’attraversamento (in legno) è sfondato e ha dovuto dire addio al parapetto laterale. In questo caso non è servita a nulla la segnaletica di sicurezza apposta per impedire l’accesso al ponticello, che risulta pericoloso. È stata buttata giù da qualche incivile e lì è rimasta. Tanti, insomma, i piccoli grandi segnali di incuria.
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