Paolini: l’Abruzzo ha bisogno di marketing

Parla il nuovo presidente della Saga: l’aeroporto è strategico e la Regione deve investirci
PESCARA. «Sobrietà, collegialità e concretezza». Su queste tre parole Enrico Paolini, sta cercando di indirizzare il suo nuovo incarico di presidente della Saga, la società di gestione dell’aeroporto d’Abruzzo. E se la sobrietà è già nei fatti, visto che il suo compenso ammonta a 20 mila euro lordi l’anno, per le altre due siamo alle prime battute.
Presidente, come ha trovato l’aeroporto?
«Più ordinato: la gestione di Mattoscio è stata molto ordinata e corretta. Poi mi hanno colpito i molti lavori in corso e poi la ventata di lavori in progetto come l’allungamento della pista. Ecco, la cosa che segna la discontinuità con il passato è l’opera di ristrutturazione che spero si compia il più rapidamente possibile».
Poi si tratterà di scoprire la vocazione di questo aeroporto. Che è piccolo e ha bisogno per sopravvivere di un’idea, di una strategia. E’ così?
«Io ho sempre pensato che l’aeroporto è centrale per lo sviluppo dell’Abruzzo. È l’infrastruttura decisiva per produrre Pil, ricchezza e posti di lavoro. E la Regione Abruzzo deve investirvi fino a quando non raggiunge il break point».
Che lo vede a quota...?
«Un milione, un milione e mezzo di passeggeri. Per fortuna il nostro aeroporto cresce stabilmente e penso che in qualche anno possa raggiungere l’obiettivo, e quindi avere un ritorno commerciale extra voli da reinvestire. Nel frattempo la Regione deve metterci i soldi».
Ma la Ue potrebbe considerare questi soldi come aiuti di stato, come ha già fatto più volte il governo.
«Questo è un altro discorso. Io non dico che si devono dare i soldi alle compagnie, ma al marketing. Dobbiamo cioè spiegare a chi vive in un posto che vogliamo collegare con un volo che cos’è l’Abruzzo. E’ quello per esempio che ha fatto il Trentino con la Polonia per attrarre gli sciatori polacchi. Dopo due anni di lavoro oggi il Trentino può vantare centinaia di migliaia di presenze polacche. Inizialmente ha investito “a perdere”, oggi ha un ritorno economico importante».
Dunque dobbiamo saper spiegare cos’è l’Abruzzo.
«Senza dire che è la regione più bella del mondo, perché sarebbe una stupidaggine. Dobbiamo invece dire che abbiamo un mare adattissimo alle famiglie, parchi tra i più belli d’Europa e montagne importanti. Ma questa roba, questo tipo di comunicazione, andrebbe gestita dalla Regione con l’aeroporto e con l’Apt, che purtroppo non c’è più e che è stato un errore sopprimere. Oggi abbiamo un protagonista in meno per fare quel lavoro».
Ci sono le Dmc...
«Ma le Dmc riguardano i singoli territori. In Abruzzo manca una società di marketing, un “Abruzzo Marketing” che sappia vendere tutti i prodotti potenziali che ha la regione. Perché il problema dell’Abruzzo si chiama “identificabilità di mercato”. Significa che tu vai in un posto e immancabilmente ti chiedono: “Where is Abruzzo?” “Near Rome” disse una volta Sting, ma non basta»
Però dire “near Rome” può essere efficace.
«Near Rome si può vendere, ma prima devi vendere l’oggetto del desiderio».
Tutto questo lavoro va organizzato, lei dice, ma la Saga da sola non può farlo.
«Ho fatto già un incontro con il nuovo assessore regionale al Turismo Giorgio D’Ignazio, che ringrazio, e abbiamo stabilito di lavorare insieme per vedere cosa possiamo mettere in sinergia. Un secondo step lo faremo incontrando, con il cda, il settore bilancio della Regione e il suo assessore Silvio Paolucci, che è persona competente, per capire quali sono le risorse e come utilizzarli. Poi vorrei incontrare le associazioni d’impresa per capire se hanno idee, proposte ed esigenze».
Il suo mandato coinciderà con il cambio di governo in Regione. La preoccupa?
«No, perché ho smesso nel 2009 di fare politica e non sono andato alla Saga per motivi politici. Mi hanno chiamato perché posso essere utile e ho un curriculum che me lo consente. La mia competenza è al servizio della regione, perfino al di là di chi la governa».

