Paolucci: serve solo a blindare il potere

29 Ottobre 2022

Il capogruppo del Pd smonta la proposta di Fratelli d’Italia: «Importa a Marsilio ma a imprese e cittadini non interessa»

PESCARA. Veder l’erba dalla parte delle radici. Questo fa Silvio Paolucci, capogruppo del Pd, intervenendo nel dibattito aperto dal Centro sulla nuova legge elettorale che il governatore Marco Marsilio (FdI) ha proposto a meno di due anni dalle elezioni regionali del 2024.
Via i quattro collegi provinciali con la costituzione di un unico collegio elettorale regionale. Cosa ne pensa il capogruppo del Pd di questa prima ipotesi?
Sono contrario. Due i limiti principali. Il primo: favorisce aree e province più densamente popolate e penalizza le aree interne, già pesantemente segnate dai continui tagli subiti in questi anni di governo del centrodestra. Immaginate chi difenderebbe i medici a bordo nei 118 delle montagne? Pertanto non è vero che aumenta la qualità delle decisioni politiche. La legge attuale attribuisce con certezza a ogni Provincia una certa rappresentanza. Sta alla politica il compito di mettere insieme le istanze.
Secondo: aumenterebbero i costi della politica. Tutti i candidati di tutte liste dovrebbero svolgere la campagna elettorale su un territorio di ben 10.700 km quadrati e, successivamente, svolgere il proprio mandato su un’area molto vasta. In questo modo potranno fare politica solo i più “ricchi”, andando a incentivare indirettamente comportamenti ambigui nella gestione della cosa pubblica. Voglio ricordare che in questa legislatura le indagini riguardanti la gestione delle risorse del Fondo sanitario ci consegnano un quadro di rapporti quanto meno inopportuni tra potere pubblico e risorse pubbliche in sanità e ci suggeriscono una riflessione più attenta e profonda anche sul tema del collegio unico, cosi impegnativo e oneroso.
E quale effetto reale può produrre l’allungamento delle liste dei candidati dagli attuali 30 a 45?
Nessuno. Mi sembra solo una proposta cucita addosso a chi detiene il potere, alias Fratelli d’Italia. La legge Marsilio fa correre tutti, senza problemi di selezione delle candidature e, magari, allargando le liste a quelle figure che le relazioni dell’utilizzo del potere (nomine, incarichi o quant’altro) finiscono col “donarti”. Il tutto, alimentando ulteriormente i costi della politica. C’è un modo più semplice per comporre le liste se il tema è la nomenklatura di partito: fare le primarie.
Il terzo punto è l’introduzione della tripla preferenza di genere. Cosa ne pensa? Penso che la doppia preferenza di genere sia più generosa con il tema delle pari opportunità rispetto alle tre preferenze. In questo caso, tuttavia, fulcro del discorso è il collegio unico: si concepiscono tre preferenze, immagino, per ridurne, parzialmente, i costi. Ma io sono contrario al collegio regionale di oltre 10mila kmq. Inoltre mi ricordano tanto le terne della prima Repubblica, quelle delle segreterie di partito, che dettavano la linea e decidevano “si vota cosi”.
Marsilio propone anche un posto di diritto, in consiglio regionale, al candidato presidente che arriva terzo, purché la lista o la coalizione collegate conquistano almeno due seggi. Cosa ne pensa?
Penso che sia una furbata. Ricordo che Marsilio ha depositato questa legge appena dopo l’esito elettorale. Ne consegue che la proposta è un’esca per le opposizioni. Infatti eleggendo tutti i candidati presidenti a patto che la coalizione abbia ottenuto due seggi, si incentiva la possibilità di non coalizzarsi. Come a dire: “vi siete divisi il 25 settembre, restate divisi anche per le regionali, così io rivinco a tavolino!” Ovviamente questo non esenta l’opposizione dal fare la sua parte. Però se la proposta fosse onesta intellettualmente, sarebbe ricompreso il doppio turno, ad esempio. Ma lo è onesta? Sfido la maggioranza a firmare tutta insieme la proposta di Marsilio e verificare se questa, a partire dal passaggio relativo alla elezione dei candidati presidenti, sia compatibile con lo Statuto della Regione. Secondo me non lo è.
Ritiene la legge elettorale una priorità per l’Abruzzo oppure cos’altro è secondo lei? Tutt’altro. A imprese e cittadini non interessa nulla di una legge elettorale che serve solo a blindare il proprio potere e, aggiungo, neanche a noi.
Il centrosinistra chiede un confronto subito per le misure sul caro bollette, utilizzando 200 milioni di risorse disponibili allo scopo, perché è questa la priorità degli abruzzesi come degli italiani. E per fine legislatura serve avere risposte anche su sanità e sostenibilità, perché abbiamo un Piano Sanitario fermo al 2016-2018; in questi 4 anni è aumentata a dismisura la mobilità passiva con migliaia di cittadini in più costretti a migrare per curarsi; le risorse Pnrr e edilizia sanitaria sono congelate; la Sanità di prossimità è distante dai cittadini; i pronto soccorso sono sempre più affollati e le liste di attesa molto più lunghe rispetto al 2018. Infine, c’è un Piano energetico fermo al 2009 e manca un confronto vero con le parti sociali per approntare misure su lavoro e sviluppo. Queste sono le priorità.
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