Parallela di via del Circuito, un caso politico

17 Dicembre 2020

Il Pd torna a difendere il proprio progetto: l’amministrazione dica apertamente che non lo vuole

PESCARA. «Se la parallela a via del Circuito non si dovesse realizzare, l’amministrazione se ne dovrà assumere la responsabilità politica e contabile». Lo ha specificato, ieri mattina, il consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli durante un incontro con il consigliere comunale Piero Giampietro nel piazzale esterno del Municipio.
Al centro dello scontro c’è il progetto della bretella che dovrebbe decongestionare il traffico in via del Circuito, collegando via Pian delle Mele con via Valle Roveto. Un’opera progettata dalla vecchia amministrazione di centrosinistra, ma sulla quale pesa il parere «favorevole vincolante» della Soprintendenza che ha ritenuto l'intervento «compatibile con i valori paesaggistici» ma ha apposto otto prescrizioni. In particolare è previsto che si dovrà «progettare e presentare un intervento di ricostruzione paesaggistico/ambientale prima della realizzazione delle opere». Tutte condizioni che hanno portato l’assessore ai lavori pubblici Luigi Albore Mascia a definire il progetto «sbagliato» e «da rifare» soprattutto per i costi più alti dei 500mila stimati. «Ci può stare che un’amministrazione che subentra a un’altra non condivida un’opera», dice Blasioli citando anche il mancato inserimento dell’asse viario nel piano triennale delle opere pubbliche, in questi giorni in discussione in consiglio, «si assuma la responsabilità politica, ma lo faccia alla luce del sole. La Soprintendenza approva il progetto dal punto di vista paesaggistico e archeologico con delle prescrizioni minime e condivisibili. In sintesi, il progetto che si chiede riguarda non la sua realizzazione in concomitanza con la nuova strada, che richiederebbe peraltro un nuovo esproprio. La Soprintendenza articola un parere come auspicio, nell’ottica di un disegno complessivo e successivo, pure condivisibile. Chiede una progettazione futura, non l’esecuzione delle opere che non potrebbe esserci mancando la titolarità dei suoli». (y.g.)