Parco del Lavino: il pm chiede 3 rinvii a giudizio

VAL PESCARA. L'inchiesta sul "Parco didattico del fiume Lavino" si chiude definitivamente con la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini. L'inchiesta si è...
VAL PESCARA. L'inchiesta sul "Parco didattico del fiume Lavino" si chiude definitivamente con la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini. L'inchiesta si è però notevolmente ridimensionata rispetto all'avviso di conclusione delle indagini.
Dei sette indagati che erano rimasti (dopo l'archiviazione dell'ex governatore Luciano D'Alfonso e del suo collaboratore Fabio Ferrante), rischiano infatti il processo per turbata libertà nella scelta del contraente, soltanto in tre: l'ex dirigente della Provincia Paolo D'Incecco (oggi dirigente al Comune di Pescara), l'architetto Gianluca Marcantonio e il geometra Tino Di Pietrantonio.
LO STRALCIO Escono dunque di scena, con uno stralcio che li porterà all'archiviazione, l'ex presidente della Provincia Antonio Di Marco e i due collaboratori di studio di Marcantonio, e cioè Mauro Zaccagnini e Giovanni Ciccone.
Lo sfoltimento degli indagati è la diretta conseguenza degli interrogatori a cui chiesero di essere sottoposti gli stessi indagati, dopo essersi visti notificare l'avviso di conclusione delle indagini.
Avrebbero fornito al magistrato elementi utili per dimostrare la loro estraneità alle accuse, peraltro piuttosto pesanti. E, di conseguenza, spariscono anche il reato di falso, che veniva contestato al solo Di Marco, e quello di corruzione, inizialmente contestato allo stesso Di Marco, a D'Incecco, Di Pietrantonio, Zaccagnini e Ciccone.
LE ACCUSE I tre per i quali la procura chiede il processo, andranno dunque davanti al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere sul loro rinvio a giudizio (a meno di qualche richiesta di rito alternativo) soltanto in relazione al primo capo di imputazione che riguarda la turbata libertà nella scelta del contraente. Stando alle accuse i tre avrebbero «preconcertato i soggetti liberi professionisti ai quali affidare gli incarichi tecnici, che solo simulatamente sarebbero stati opzionati mediante metodo concorrenziale ovvero in virtù di selezione trasparente e meritocratica dalla Provincia di Pescara; predeterminato, con specifiche riunioni extra istituzionali, la scansione e suddivisione delle attività progettuali».
DAVANTI AL GUP Avrebbero inoltre concertato tra loro «le modalità e le tempistiche relative alla spartizione degli affidamenti tecnici-progettuali e di supporto al Rup (Responsabile unico del procedimento) D'Incecco (di valore non inferiore a 100mila euro)». Insomma, secondo quanto sostiene l'accusa, gli imputati avrebbero «guidato» la scelta dei progettisti. Ma le accuse dovranno ora passare al vaglio del giudice per l’udienza preliminare, al quale spetterà l’ultima parola sulla richiesta di rinvio a giudizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

