Parco del Lavino, notificati 7 avvisi
Lettomanoppello, la procura chiude l’inchiesta. Coinvolti Di Marco e D’Incecco
PESCARA. La procura di Pescara notifica gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari ai sette indagati coinvolti nell'inchiesta sulla realizzazione del "Parco didattico del fiume Lavino", a Lettomanoppello, iniziativa rientrante nel Masterplan e finanziata con 3,5 milioni di euro. Come anticipato dal Centro, dal fascicolo è uscito l'ex governatore d'Abruzzo, Luciano D'Alfonso, la cui posizione è stata stralciata per essere archiviata, così come quella di Fabio Ferrante, collaboratore dell'ufficio di presidenza della Regione. Stralcio deciso dal pm Anna Rita Mantini a seguito dell'interrogatorio a cui, su sua stessa richiesta, venne sottoposto D'Alfonso il 18 dicembre scorso e nel corso del quale l’ex governatore avrebbe fornito ogni elemento utile alla procura per dimostrare la sua estraneità alla vicenda giudiziaria. Gli indagati restano dunque in sette e sono l'ex presidente della Provincia Antonio Di Marco, l'ex dirigente Paolo D'Incecco (oggi in servizio in Comune), gli architetti Gianluca Marcantonio ed Enrico Di Paolo (ex assessore provinciale), insieme a due collaboratori di Marcantonio, il geologo Giovanni Ciccone e l'architetto Mauro Zaccagnini; chiude la lista il geometra, libero professionista, Tino Di Pietrantonio. Di Marco e D'Incecco devono rispondere di corruzione. Il primo, quale firmatario della convenzione Masterplan del Parco, il secondo quale dirigente del settore, sono accusati di aver ricevuto da Marcantonio il progetto del valore di 17mila euro, «atto che solo apparentemente risultava elaborato dagli organi tecnici della Provincia» e che, secondo l'accusa, sarebbe la contropartita «per la successiva emanazione di atto contrario ai doveri d'ufficio» e cioè l'assegnazione dei lavori che ne sarebbero derivati per un ammontare di 100mila euro: lavori che non sono mai cominciati e assegnati. Turbativa d'asta è l'accusa contestata invece a D'Incecco, Marcantonio, Di Paolo e Di Pietrantonio che avrebbero «preconcertato i liberi professionisti ai quali affidare gli incarichi», peraltro «in sede di specifiche riunioni extra istituzionali».
Per il solo Di Marco c'è anche il reato di falso, legato al fatto che avrebbe attestato che il progetto era stato redatto dalla Provincia. Adesso gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere supplementi istruttori o un eventuale interrogatorio, poi si passerà alla fase della richiesta di rinvio a giudizio. (m.cir.)
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