Parco e silos nell’area di risulta, ora parte la verifica del progetto

Affidato a una società di Genova l’appalto da 269mila euro per passare al setaccio gli atti tecnici Prosegue lo scontro sul parco, la consigliera Barba: «Non c’è chiarezza sull’ampiezza del verde»
PESCARA. Il progetto per l’area di risulta – parco centrale, due silos per 1.500-1.750 parcheggi e la sede unica della Regione Abruzzo – compie un altro passo in avanti nonostante lo scontro politico in atto tra centrodestra e opposizione. Sarà la società Rina Check srl di Genova a verificare il progetto del primo lotto da 20 milioni di euro (4 per il parco e altri 15,9 per la bonifica, bellica e ambientale già in corso, e per il primo silos nella zona sud). La società, che in passato ha svolto l’attività di controllore anche alle Olimpiadi invernali di Torino 2006, Expo Milano 2015 e Padiglione Italia all’Expo Dubai 2020, ha vinto l’appalto pescarese da 269mila euro battendo la concorrenza di altre 7 imprese.
L’affidamento della commessa alla società ligure non è una formalità perché, una volta incassato il sì del verificatore, che dovrebbe arrivare entro 90 giorni dalla nomina, il Comune potrà dare il via alla gara d’appalto per trovare l’impresa che curerà la progettazione esecutiva e, poi, realizzerà i lavori nel cuore di Pescara: una rivoluzione da distesa d’asfalto con oltre 2.300 parcheggi a bosco di circa sei ettari.
Ma sull’ampiezza del verde in centro è in corso uno scontro senza precedenti tra il centrodestra del sindaco Carlo Masci e l’opposizione: Masci parla di sei ettari di parco ma la consigliera comunale di minoranza Simona Barba di Alleanza Verdi e Sinistra-Radici in Comune ha presentato un’interrogazione per conoscere «quanti ettari a verde (terreno libero con vegetazione e alberature) siano effettivamente previsti nell’intera area di risulta, considerato appunto che nel progetto di riqualificazione lotto 1 sono stati già assorbiti tutti i parametri a verde totali previsti nell’accordo di programma, e dove questo sia correttamente pubblicato». Il verde del primo lotto sarà pagato dalla fondazione PescarAbruzzo con un contributo di 4 milioni. «Stiamo andando verso una congestione perenne e immobile, condannando il nostro futuro», commenta Barba, «la moderna pianificazione, che deve essere di qualità, porta avanti il concetto di policentrismo: le strutture spostate fuori, insieme ai parcheggi che diventano di scambio; il verde dentro la città, ogni metro quadro va sfruttato, per compensare l’ altissima densità edilizia e per fare respirare la città. Ne beneficerebbero», dice la consigliera, «la rendita immobiliare e il commercio che avrebbero nel parco un grande attrattore».
La polemica è alimentata da questa relazione allegata al progetto del primo lotto: «All’interno dei tre ettari del cosiddetto Parco urbano», recita il documento, «non meno di 1,9 ettari di superficie dovranno essere destinati ad ospitare associazioni vegetali arboree nell’intento di costituire una vegetazione forestale». E poi: «Oltre agli 1,9 ettari di Parco urbano destinati a verde arboreo (con vegetazione forestale), la restante parte (per circa 3.000 metri quadrati) potrà essere destinata, a mo’ di ipotetiche chiarie (zone di bosco in cui scarseggiano o mancano del tutto gli alberi), ad ospitare una vegetazione intensiva di pregio».
In questa situazione, Barba dice no alla sede della Regione da oltre 50 milioni di euro: «Il Comune sta cedendo un’area preziosa di un ettaro, di sua proprietà, alla Regione, in modo che possa fare il palazzo: altezza massima di 50 metri, 60mila metri cubi di volumetria».

