Paride Albanese dichiarato fallito

27 Luglio 2012

Il giudice accoglie il ricorso di una società creditrice di 430 mila euro. I negozi e il palazzetto passano a un curatore

PESCARA. Fantasticava di aprire un McDonald’s, Paride Albanese, l’imprenditore originario di Ortona che seduto nel suo regno, il palazzetto di via Nicola Fabrizi, fumava predicando che l’abbigliamento, di questi tempi, apparteneva al superfluo e che sarebbe stato più attuale cedere il testimone a tre piani di un fast-food. Albanese non ce l’ha fatta ed è fallito: lo dice una sentenza del giudice Angelo Zaccagni ni che ha accolto il ricorso presentato da una società di abbigliamento di Forlì, la Falber Confezioni, che non avrebbe ricevuto dalla società dell’imprenditore 433 mila euro. In quattro pagine scarne, la sentenza spazza via l’impero creato dall’imprenditore, dichiara fallita la società Clementina Srl il cui amministratore unico e liquidatore è Albanese e che raccoglie, sotto quel nome nato come omaggio alla moglie Clementina, Clea Rocco, quattro, cinque negozi di moda in via Nicola Fabrizi e la casa madre, il palazzetto a vetri inaugurato nel 2002 a sovrastare le ordinarie vetrine della strada. Secondo la sentenza Albanese perde i suoi beni che hanno già un curatore fallimentare, il commercialista Saverio Mancinelli, che farà l’inventario di quello che resta nei punti vendita per cui si paventa anche l’apposizione dei sigilli per i locali che appartengono alla società Clementina.

Perché Albanese, il nome che si cela dietro la società, è stato dichiarato fallito? La causa è stata avviata dalla Falber Confezioni, la società amministrata da Saverio Moschillo, il manager che con la società di Forlì produce le collezioni di Richmond, e che ha richiesto il fallimento della società pescarese «per il mancato pagamento del proprio credito di 433.088 euro». In base agli atti, ai documenti, alle informazioni acquisite alla Camera di commercio, il presidente del collegio è arrivato a emettere una sentenza di fallimento che priva Albanese dei suoi negozi attraverso l’esame dei bilanci arrivando alla conclusione che «emerge un’irreversibile impossibilità della Clementina a far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni e ne ricorrono quindi le condizioni che impongono la dichiarazione di fallimento» nominado, poi, un come giudice delegato Anna Fortieri e come curatore Mancinelli.

Sono i bilanci dell’attività a tratteggiare, secondo la sentenza, un profilo negativo che in due anni ha visto la società passare da un attivo di oltre 9 milioni di euro a un perdita di 998 mila euro. Dice la sentenza che «il bilancio del 2009 evidenzia un attivo patrimoniale complessivo per immobilizzazioni e attivo circolante di 9 milioni 152 mila euro. Il bilancio del 2010 evidenzia un attivo di circa 7 milioni di euro. I ricavi lordi», proseguono ancora i giudici, «sono stati pari a circa 4 milioni 700 mila per il 2009 e di circa 2 milioni e 500 mila per il 2010». Quindi, è scritto ancora nella sentenza, «la situazione patrimoniale aggiornata al 31 dicembre 2011 risulta che le attività della società debitrice, in liquidazione, sono di gran lunga inferiori alle passività e l’esercizio si è chiuso con una perdita di 998 mila euro». Sempre la sentenza dice che la Clementina Srl «non è titolare di diritti reali immobiliari e il bene in leasing non può essere considerato tra le poste attive né possono essere considerate le possibilità prospettate di realizzare liquidità attraverso non meglio precisate operazioni inerenti il contratto di leasing e non è stato indicato né dimostrato l’ammontare dei canoni. Quanto ai finanziamenti effettuati in favore della debitrice dalla Paride Albanese e da Paride Albanese l’esame dei partitari evidenzia come non si tratti di finanziamenti dei quali la Clementina potrà disporre per pagare i creditori sociali ma effettuati negli anni 2010-2011 e utilizzati per il pagamento di ulteriori e precedenti debiti e che hanno reso la Paride Albanese e il socio creditori della Clementina. Da questi elementi», conclude, «si dichiara il fallimento della società».

©RIPRODUZIONE RISERVATA