Parla anche abruzzese la scoperta premiata dall’Accademia svedese

4 Ottobre 2017

Il riconoscimento a Kip Thorne, Barry Barish e Rainer Weiss per gli studi sulle onde gravitazionali. Importante il ruolo del Gran Sasso Science Institute

L'AQUILA. Alle 11.45, in diretta streeming da Stoccolma, arriva la conferma: il premio Nobel per la fisica 2017 va alla scoperta delle onde gravitazionali. E nella sala conferenza del Gran Sasso Science Institute (Gssi) dell'Aquila, gremita di ricercatori, autorità locali, appassionati di scienza, tutti con il fiato sospeso ad attendere il verdetto, esplode la soddisfazione.
Perché l'ambito riconoscimento dell'Accademia Reale Svedese delle Scienze parla anche un po' abruzzese. «Abbiamo portato all'Aquila un pezzo di premio Nobel», il commento a caldo del rettore del Gssi, Eugenio Coccia, che si lascia andare ad un abbraccio caloroso con Jan Harms, del gruppo di ricercatori, che ha portato avanti lo studio. Prima di ogni dichiarazione ufficiale, si brinda. Volano tappi di champagne: un omaggio alla ricerca, al Gssi, all'Aquila. Tra i vincitori del Nobel, il fisico sperimentale Barry Barish, professore emerito al California Institute of Technology e membro del Comitato scientifico del Gran Sasso Science Institute, autore della rivoluzionaria scoperta insieme a Kip Thorne e Rainer Weiss, i tre scienziati americani del Ligo, l'interferometro che ha registrato le onde gravitazionali. Nel gruppo di lavoro, che annovera 1004 studiosi appartenenti a 133 istituzioni di tutto il mondo, fanno parte anche i ricercatori del Gssi e dell'Istituto nazionale di fisica nucleare.
Le onde gravitazionali costituiscono uno dei capisaldi essenziali della teoria della relatività generale formulata più di cento anni fa da Albert Einstein. Oggi arriva la conferma sperimentale, grazie alla collaborazione internazionale dei due esperimenti Ligo, di Washington, e Virgo, portato avanti a Cascina (Pisa) e al funzionamento congiunto dei tre interferometri posizionati in America e in Italia. «Una delle scoperte più importanti dei nostri tempi che apre una nuova finestra astronomica», la definisce Coccia, «finora abbiamo avuto informazioni dall'universo tramite le onde elettromagnetiche che arrivavano da stelle e galassie: luce visibile, raggi X e gamma, infrarossi, ultravioletti, onde radio. Ora abbiamo un nuovo modo di investigare l'universo, attraverso le vibrazioni spazio-tempo. E' come poterlo ascoltare, invece che vederlo. Sentirne la musica. In un solo colpo abbiamo osservato le onde gravitazionali e dimostrato l'esistenza dei buchi neri».
Mezzo secolo di ricerche, analisi, studi, teorie. Poi, il 14 settembre 2015, alle 10,50 e 45 secondi è arrivata la conferma data dagli esperimenti Virgo e Ligo, quando sono state captate, per la prima volta, le flebili perturbazioni del campo gravitazionale provocate dallo scontro di due buchi neri. «Due specchi, posti a tre chilometri di distanza l'uno dall'altro», spiega Coccia, «si sono avvicinati e allontanati lentamente: una variazione di distanza misurata tramite luce laser. Una scoperta che ha ampliato il mondo della fisica e della ricerca cosmologica aprendo una nuova frontiera della scienza, quella dell’astronomia gravitazionale».
Tre gli autori della rivoluzionaria scoperta, Kip Thorne, Barry Barish e Rainer Weiss, ma lo studio sulle onde gravitazionali, pubblicato nel 2016, è frutto di una cooperazione internazionale che porta anche la firma dell'Infn e del Gssi. Tra i ricercatori che hanno lavorato al progetto il rettore del Gssi, Eugenio Coccia, Lorenzo Aiello (26 anni), Viviana Fafone (52), Matteo Lorenzini (39), Akshat Singhal (25), Shubhanshu Tiwari (27), Imram Khan e Gang Wang (31). «La nostra città è grata e orgogliosa di poter ospitare una struttura che ha firmato la scoperta del secolo, nel campo della fisica», il commento del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, «oggi siamo ancora più fieri di essere aquilani».