Parla Conte: anche l’Abruzzo può far fermare le due guerre

L’appello al voto del leader dei 5 Stelle che attacca i “finti candidati” a Strasburgo
PESCARA. L’Abruzzo può avere un proprio peso sui grandi temi che si decideranno a Strasburgo. Dalla pace ai fondi del Pnrr; dalla questione morale in politica alle candidature reali e non finte. Ne è certo Giuseppe Conte, leader M5S.
Presidente Conte, dove si colloca il Movimento 5 Stelle nell’Europarlamento?
Saremo in un gruppo progressista e che abbia la pace al centro della sua azione politica. La nostra delegazione all’interno del Parlamento Europeo potrà essere decisiva per evitare una deriva nazionalista che farebbe male in primis agli interessi del nostro Paese. Chi sceglie di votare un parlamentare del M5S ha la garanzia che sta mandando in Europa un vero “costruttore di pace”.
Candidati veri e finti: Valentina Corneli e Fabio Stella, i due abruzzesi in corsa per Strasburgo, fanno parte della prima delle due categorie: quale valore aggiunto potranno dare gli eletti del Movimento in Europa?
Sono candidati veri perché se eletti, andranno a Bruxelles. Non come i leader degli altri partiti che invitano a mettere il proprio nome sulla scheda pur sapendo che in Europa non ci andranno mai. Questo significa ingannare gli elettori e noi non lo facciamo. I nostri candidati inoltre sono tutti specchiati e validi come Valentina Corneli e Fabio Stella, ma penso anche a Mario Furore e Pasquale Tridico che si presentano qui al Sud.
Sanità, lavoro, identità territoriali da difendere, reddito di cittadinanza transnazionale e migranti: in Europa si decidono i destini dell’Italia e dell’Abruzzo. Lo faccia capire agli elettori abruzzesi
La Meloni dice di essere una donna del popolo ma i fatti ci dicono che lei il popolo se lo è completamente scordato. La sanità è al collasso e i “decretini” acchiappavoti fatti in piena campagna elettorale non sono che una presa in giro. Il lavoro è troppo spesso sottopagato ma Meloni ha detto no al salario minimo in Italia.
La verità è che siamo ad un bivio. Gli italiani devono scegliere tra chi è capace solo di inviare armi ad oltranza e chi vuole negoziati di pace; tra i nuovi tagli imposti da Bruxelles - e approvati dal governo Meloni - e nuovi investimenti in sanità e ambiente. Avere tanti europarlamentari del M5S è l’unica garanzia di riuscire ad invertire la rotta su cui ci stanno trascinando.
Il tema della pace: perché non bisogna più inviare armi all’Ucraina?
Perché l’unica via che può portare alla pace è quella della diplomazia e dei negoziati. Questa linea bellicista ad oggi non ci ha portato nulla di buono. Ci sono 6 milioni di profughi ucraini e decine di migliaia di morti su entrambi i fronti. Il mercato delle armi si è ingrassato grazie all’escalation militare e siamo sempre più vicini ad una Terza guerra mondiale. I nostri ragazzi meritano un’Europa che dia loro un futuro, un lavoro e non che metta un elmetto sulle loro teste.
E sulla questione Medio Oriente qual è la sua posizione?
Io mi vergogno di un Governo Meloni che si astiene su tregua e cessate il fuoco a Gaza di fronte al massacro di oltre 35mila civili palestinesi, soprattutto donne e bambini. Abbiamo bisogno di un’Italia e di un’Europa con la schiena dritta contro la follia di Netayahu.Il M5S ha più volte presentato mozioni affinché sia riconosciuto lo Stato di Palestina. Bisogna portare avanti la causa del “due popoli due Stati”.
Le inchieste: dal caso Santanché a Toti. Come si dovrebbe affrontare la questione morale in politica?
Per noi c’è solo un modo di fare politica, ovvero fare l’interesse dei cittadini, combattendo corruzione e malaffare e quel perverso intreccio tra affari e politica che abbiamo visto nelle tante inchieste di questi ultimi mesi, da nord a sud dell’Italia. Il crescente astensionismo è dovuto anche a questo, perché queste vicende - penso alla Liguria o quella che coinvolge la ministra Santanchè per truffa sui fondi Covid - minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Questo non possiamo permettercelo.
Un giudizio schietto sull’attacco a Mattarella sferrato da un esponente leggista.
Richiedere le dimissioni del presidente Mattarella è stato indegno, grave e sconclusionato. La Lega ha cercato di fare campagna elettorale attaccando il presidente della Repubblica. Il quale, tra l’altro, aveva detto delle cose ovvie. Siamo in Europa e semplicemente bisogna andare in Europa a testa alta e non come questo governo che ha accettato la proposta franco-tedesca che addirittura comporta dei tagli di 13 miliardi l’anno.
Tra le grandi contraddizioni della politica in Italia metterebbe al primo posto la strategia di Fratelli d’Italia che azzera il Superbonus e vuole vincere in Europa dove al contrario la transizione ecologica è un dogma?
Fosse solo il Superbonus, che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia volevano potenziare ed estendere. La contraddizione è permanente: prima annunciavano di voler abolire le accise sulla benzina, poi hanno cancellato gli sconti e confermato le accise; prima annunciavano la tassa sugli extraprofitti bancari, poi l’hanno resa facoltativa con zero euro di gettito per lo Stato e zero aiuti per chi è in difficoltà; prima annunciavano aiuti per la natalità, poi hanno aumentato le tasse sulla prima infanzia; prima dicevano basta “amichettismi”, poi hanno piazzato sorelle, cognati, amici e parenti in ogni dove; prima dicevano “è finita la pacchia per l’Europa”, poi si sono fatti rifilare da Germania e Francia un Patto di stabilità da 13 miliardi di tagli l’anno; prima dicevano “mai la privatizzazione di Poste”, ora hanno messo la società sul mercato. Guardi la finisco qui, ma l’elenco è solo parziale.
Un altro grande tema è quello dell’utilizzo dei fondi del Pnrr. L’Italia ha questa grande opportunità grazie ai governi che hanno preceduto l’attuale. Ritiene che l’esecutivo Meloni stia mantenendo i tempi imposti dal Piano?
L’unica cosa che questo Governo è stato capace di fare finora è rivendersi una “rimodulazione” del Pnrr, che è solo un’ondata di tagli ai progetti per i Comuni e la sanità, e rinviare la gran parte delle spese al biennio 2025-2026, in attesa di chissà quale miracolo attuativo. Resta la cruda realtà dei numeri. Nel solo anno 2023, di intera competenza del Governo Meloni, al netto dei crediti d’imposta sul Superbonus e su Transizione 4.0, misure del M5S che hanno mostrato la più alta capacità di messa a terra, l’Esecutivo ha speso solo 8 miliardi dei 102 sin qui complessivamente incassati dall’Italia. Ci sono missioni, come quella dedicata alla Salute, in cui si è speso solo il 3,7% della stanziamento iniziale. Ci rendiamo conto?
Un’ultima domanda sulle regole ferree del Movimento Cinque Stelle che nelle amministrative e le regionali diventano un handicap. Sarà possibile derogare al limite del secondo mandato?
Ci siamo dati la regola del doppio mandato per tutelare i cittadini e per evitare che la politica possa diventare un affare privato di tutela del destino personale di pochi privilegiati.
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