Parla il giovane investitore: «Così è morto Juan Carrito»

25 Gennaio 2023

Il racconto choc: «È sbucato all’improvviso e correva, non potevo evitarlo»

CASTEL DI SANGRO. Le ferite, Luciano, le ha nell’anima. Una notte senza sonno a ripensare a quell’istante, alla sagoma sbucata «come un lampo» dal lato della strada, al «dolore» che ha causato a quanti avevano elevato Juan Carrito a simbolo dell’Abruzzo. A cominciare dalla sua ragazza, amante degli animali, disperata per essere diventata l’ignara protagonista di una triste storia. Luciano Grossi è l’automobilista di Castel di Sangro che lunedì sera ha travolto e ucciso l’animale.
IL RACCONTO
«L’animale correva, è sbucato dal lato sinistro, improvvisamente. Un lampo. Andavo piano perché la visibilità era scarsa e ho fatto quello che potevo per evitarlo. Ma nulla, un gran botto. Poi il silenzio». Luciano Grossi ha 30 anni e fa il cameriere. Era alla guida della vettura che ha travolto Juan Carrito, l’orso confidente, come dicono gli esperti. Incidente avvenuto sulla statale 17 tra Castel di Sangro a Roccaraso. Stava lasciando il centro sangrino insieme alla sua ragazza quando è avvenuto li schianto, nei pressi del cimitero del paese, in direzione dell’Altopiano delle Cinquemiglia. «Una serata tranquilla, come tante, stavamo chiacchierando», riprende Grossi, «era buio, molto buio. La strada non è illuminata in quel tratto e c’era anche un po’ di nebbia. Andavo piano, guidavo tranquillamente. Ricordo di aver visto una sagoma scura, sbucata dal lato sinistro, improvvisamente. Ho fatto tutto quello che potevo per evitare l’impatto, ma purtroppo era proprio in mezzo alla strada, impossibile evitarlo. Non ho capito con che cosa mi ero scontrato, una sagoma enorme, scura. Ho avuto paura, la mia ragazza ha urlato. Ma mai avrei pensato si trattasse di Juan Carrito. L’auto si è fermata, ho accostato, sono sceso. E con me la mia fidanzata. A quel punto abbiamo capito che si trattava di un orso. Non abbiamo perso tempo e ci siamo attivati per chiedere aiuto. Stavamo bene, ma l’animale era visibilmente ferito. Negli occhi tutta la paura». Alle 18.21 è arrivata la telefonata al numero di emergenza 112 e subito si è attivata la macchina dei soccorsi. «Abbiamo contattato i carabinieri, non sapevamo a chi altro rivolgerci. Che si fa in questi casi? Mica è semplice. Noi stavamo bene. L’orso, no, oddio: rivedo in continuazione quell’immagine e sento i lamenti. Juan Carrito soffriva. I soccorsi ci hanno messo un po’ per arrivare, non so dire con precisione quanto tempo sia passato. Nel frattempo l’animale si trascinava lungo la carreggiata e dal centro si è spostato verso un lato, come per cercare riparo. Nel freddo della notte vedevamo il suo alito formare delle piccole nuvole di vapore, sentivamo i lamenti. Scena terribile, non si può dimenticare. Noi eravamo spaventati, ovvio. Soprattutto la mia ragazza, che ama molto gli animali. Ha avuto un attacco di panico e siamo dovuti andare al pronto soccorso. Non credete, la morte di Juan Carrito è stata un enorme dispiacere per tutti, noi per primi. Ho letto cose brutte contro di me, sui social si scrive di tutto e tutti sono pronti a dare giudizi. Ma vi assicuro che non potevo evitarlo. Sono davvero distrutto».
L’INDAGINE
Allo Zooprofilattico di Isernia sono stati compiuti i primi accertamenti sulla carcassa di Juan Carrito. Gli esami confermano che l’agonia è durata quasi un’ora. Ma secondo il Parco i soccorsi sono stati rapidi.
L’orso, da mesi, non era più munito di radiocollare per seguirne gli spostamenti. Il dispositivo era stato rimosso perché stava causando problemi alla pelliccia. Non poteva più essere seguito, dunque. Per un paio di giorni prima dell’incidente si era reso protagonista di scorribande in aziende del posto, alla ricerca di cibo.
PARLA LA VETERINARIA
Tra i primi ad arrivare sul luogo dell’investimento, oltre a carabinieri e guardiaparco, la veterinaria Erminia Scioli, di Castel di Sangro. «Ho ricevuto la telefonata intorno alle 19 e dopo 20 minuti ero sul posto», afferma Scioli, «quando sono arrivata Juan Carrito era già agonizzante, sul ciglio della strada. Ed è morto dopo pochi minuti. Abbiamo pensato al recupero e attivato il protocollo per la necroscopia all’Istituto zooprofilattico di Isernia». Secondo la veterinaria della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila «Juan Carrito è morto in seguito al forte impatto che ha avuto con la vettura. Noi siamo intervenuti prontamente. Da Pescasseroli era partita anche la macchina con tutto ciò che serviva per anestetizzarlo ed eventualmente trasportarlo in un centro specializzato, ma non c’era più nulla da fare. Juan Carrito era un orso non cosciente di essere un orso, sapevano tutti quale era la problematica e non ci faceva stare tranquilli. Anche se eravamo preparati a una evento del genere, perché questo orso era più abituato a vivere negli insediamenti urbani che nei boschi, è stato doloroso. Per tutti».
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