PARLA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TERAMO DI SABATINO

24 Gennaio 2017

TERAMO. È un bollettino di guerra la viabilità in provincia di Teramo, reduce da un’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’intero sistema stradale. Un disastro tale da spingere il presidente,...

TERAMO. È un bollettino di guerra la viabilità in provincia di Teramo, reduce da un’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’intero sistema stradale. Un disastro tale da spingere il presidente, Domenico Di Sabatino, a dire basta alle grandi opere, anche a quelle inserite nel Masterplan, e a sostenere invece l’utilità di concentrarsi sulla sistemazione dell’esistente. «È giunto il momento», tuona un esasperato Di Sabatino, «di mettere in sicurezza il territorio e restituire speranza alla conservazione dei luoghi». L’elenco dei danni è lungo, e ancora in fase di aggiornamento. Una frana di vaste proporzioni ha invaso e interrotto la provinciale 52, a Valle Castellana, verso Macchia di Sole, con i tecnici dell’ente che hanno tentato di risalire dal versante di Vallenquina per intervenire. Altre frane sulla 553 a Notaresco, nei pressi del campo sportivo e sulla provinciale 17, a Bisenti. Ieri è stata raggiunta la frazione di Collemesole di Arsita, e tentativi sono stati fatti anche per raggiungere Acquaratola di Rocca Santa Maria, e San Giorgio di Crognaleto. «Siamo in una situazione di emergenza», aggiunge Di Sabatino, «ed è ora che cominciamo a farci delle domande. Le grandi infrastrutture sono sicuramente importanti, ma forse è il caso di sospendere tutto e fare, invece, un grande, unico progetto di messa in sicurezza del nostro territorio che può diventare anche volano sviluppo economico. Se io metto in sicurezza i fiumi, ci posso anche realizzare delle piste ciclabili e creare poli di attrazione». Come si può pensare, sostiene ancora il presidente, allo sviluppo turistico della montagna se le strade per raggiungerla sono un colabrodo? «E quel che è peggio», aggiunge, «è che la situazione è destinata a peggiorare, man mano che la neve andrà via». Attualmente ancora undici strade provinciali sono chiuse. Ieri ne sono state riaperte sette, ma alcune sono percorribili solo a carreggiata ristretta. Molte case isolate e piccole frazioni non sono ancora state raggiunte, anche se si tratta di località dove non è certo che vi siano abitanti. Le turbine, comunque, dopo aver aperto le strade principali, stanno lavorando anche sulle derivazioni. «Ma già oggi, ancora in emergenza», osserva Di Sabatino, «dobbiamo ragionare sul dopo, su qual è il nostro progetto, come comunità e come istituzioni, perché è chiaro che nulla sarà più come prima: voglio dirlo chiaro, io penso che dobbiamo ripensare i progetti delle grandi opere, anche quelle del Masterplan, come la Teramo-Mare, o la funivia per l’Università, e concentrare le risorse sulla messa in sicurezza del territorio, la manutenzione del paesaggio e gli investimenti sulla rete stradale. Così facciamo ripartire un’economia in ginocchio ma, soprattutto, restituiamo una speranza». All’appello, osserva il presidente, mancano almeno 25 milioni di euro. Soldi che non sono stati stanziati, o, peggio, che sono stati “prelevati” dallo Stato e che potevano servire per assicurare una corretta manutenzione delle strade. «Per gli interventi ordinari abbiamo avuto poco o niente, visto che i bilanci delle Province sono stati svuotati. Se confrontiamo il bilancio di oggi con quello di sei-sette anni fa, mancano almeno 25 milioni. Visto che le Province, a quanto pare, sono destinate a restare si potrebbe pensare di trasformarle in enti di coordinamento territoriale, ai quali demandare la gestione non solo del sistema viario, ma anche l’edilizia scolastica, oppure i servizi pubblici di rilevanza economica, attività che i Comuni oggi faticano sempre di più ad assicurare, come la gestione dei rifiuti, del servizio idrico, del gas».

©RIPRODUZIONE RISERVATA