Parla Santuccione: ecco che cosa accadrà a settembre

3 Luglio 2020

Per la scienziata abruzzese la chiusura totale non è la cura Ci saranno nuovi focolai, vince la sfida chi ha già le strutture

L'AQUILA. «Non c'è da stupirsi se i numeri dei nuovi casi di Covid-19 stiano risalendo, laddove le misure di contenimento si vanno alleggerendo. Il lockdown non è stata una cura, ma un mezzo per frenare il diffondersi del virus. La parola d'ordine resta cautela, distanziamento».
Antonella Santuccione, scienziata di origini pescaresi che vive e lavora in Svizzera, co-fondatrice della fondazione Women's Brain Project, tra le massime esperte al mondo di malattie del cervello e della mente, invita alla cautela anche adesso che siamo entrati in una fase endemica. Lo spiega chiaramente ai lettori del Centro in questa intervista.
Professoressa Santuccione, perché non bisogna sorprendersi dei nuovi casi di coronovirus, nonostante il lockdown?
«Sono focolai circoscritti e caratterizzati. Rispetto alla fase iniziale e alla fase 1 siamo in possesso di una diagnostica e di un approccio medico specifico di identificazione del caso, del contenimento e dell'isolamento del paziente. Il virus continua a circolare, non si è bloccato del tutto. L'unica soluzione possibile, ovvero la chiusura totale di tutto per mesi, sarebbe stata insostenibile sia economicamente che come salute mentale. Il fatto stesso che ci siano stati in Europa, e nel mondo, diverse tempistiche in cui è esploso il virus, ha fatto sì che le chiusure siano state differenziate».
Come possiamo considerare il momento attuale?
«Il virus c'è ed è in circolo, ma siamo passati ad una fase endemica. Vuol dire che il Covid-19 si presenta solo in determinate zone, che permangono: i numeri, in una situazione del genere, si mantengono costantemente bassi e legati ad una determinata geografia».
E in autunno, che cosa ci aspetta?
«Impossibile dirlo. Potrebbe riesplodere la pandemia, come potrebbe attenuarsi. La differenza sostanziale è nel fatto che i sistemi sanitari hanno avuto il tempo e il modo per prepararsi con diagnostica, competenza medica, isolamento dei pazienti e dispositivi di protezione nelle strutture: tutta una serie di misure e di protocolli che dovrebbero metterci nelle condizioni di ben sperare. Se anche dovesse arrivare una seconda ondata, in autunno, come accaduto per l'influenza spagnola, ci troverebbe più pronti rispetto al passato».
Quindi, non ci saranno gli stessi numeri di contagio, né di decessi?
«Non il quadro che abbiamo visto in questi mesi, ma la strategia più intelligente da attuare resta la prevenzione, intesa come distanziamento sociale prolungato, soprattutto per gli anziani e le persone affette da particolari patologie, i soggetti più a rischio. I bambini sono, i qualche modo, protetti, perché si ammalano meno. L'adulto deve continuare a proteggersi; può farlo solo utilizzando i dispositivi di sicurezza e mantenendo il distanziamento minimo».
Gli anziani restano i più esposti. Come difenderli?
«L'iniziativa di delegare la gestione dei bambini ai nonni è la scelta peggiore che si potesse fare. Addirittura, in Italia è stato introdotto il bonus baby sitting per i nonni che accudiscono i nipoti mentre i genitori sono al lavoro. Esattamente il contrario di ciò che andrebbe fatto: i bambini dovrebbero restare in strutture adeguate, con personale giovane».
Quanto potrà aiutare, in caso di recrudescenza della pandemia, la presenza di ospedali Covid come quello di Pescara?
«Sarà determinante. I sistemi sanitari, adesso, sono pronti ad affrontare l'emergenza; negli ospedali Covid i pazienti vengono immediatamente isolati e la gestione è specifica, con personale dedicato».
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