Parrucchieri: «Ok lavorare ma che caldo vestiti così»

19 Maggio 2020

Turni rigorosi e regole ferree: termometri digitali e camici monouso per i clienti  Boom di prenotazioni. «La difficoltà? Le mascherine e le visiere si appannano»

PESCARA. Dal parrucchiere non ci si va più ingioiellate. Giacche e giubbotti saranno infilati in un sacco di plastica e riposti in un armadio fino all'uscita del cliente dal negozio. Il telefonino sarà imbustato nel cellophane nel caso sia necessario l'uso, altrimenti resterà in borsa.
E non si potranno più leggere le riviste di gossip durante le operazioni di taglio e colore. Inoltre, ci si dovrà sottoporre a misurazione di temperatura corporea, si dovrà tenere sempre addosso la mascherina e in alcuni negozi si dovranno indossare i calzari.
LABORATORI MEDICI I locali dei parrucchieri, dove le prenotazioni in alcuni casi hanno già riempito tutto il mese di giugno, sembrano dei laboratori medici: puliti e igienizzati fino all'ultimo spigolo. Il ritorno al lavoro è croce e delizia per gli hair stylist che ieri hanno rialzato le serrande con buona pace di chi, dopo due mesi di confinamento, ha i capelli arruffati e i tagli deformi.
RIGIDO PROTOCOLLO «Siamo felicissimi di ripartire», commenta Susanna Ciarrocchi, per tutti Susy, titolare di "Un diavolo per capello" a Santa Filomena, «ma le normative di sicurezza ci soffocano». Letteralmente.
«Difficile lavorare con le mascherine e le visiere che si appannano, infilate nei camici fa molto caldo. Ai clienti siamo costretti a chiedere la massima puntualità perché i turni sono rigorosi, altrimenti non riusciamo a servire tutti».
Chi si presenta all'ingresso, deve superare una serie di rigidi protocolli: «Io uso il termometro digitale per misurare la temperatura perché i termoscanner sono introvabili», rivela Ciarrocchi, «i clienti devono indossare la mascherina e non i guanti, col rischio che possano essere infetti. Provvediamo noi alla disinfezione delle mani, alla distribuzione dei calzari e delle mantelline di plastica. Niente gioielli, le giacche vengono infilate nei sacchetti e custodite fino all'uscita in un armadietto, i telefoni imbustati per essere pronti all'uso, spazzole, pettini e forbici vengono infilati nell'igienizzatore appena dopo l'utilizzo».
GIOIA E PREOCCUPAZIONE Tante regole per una messa in piega, ma «che felicità ripartire», è raggiante l'hair stylist di Santa Filomena che ieri mattina ha registrato il pienone tra salone ed estetica: «Per ora non facciamo cerette e pulizia viso perché non si può togliere la mascherina, ma siamo molto felici di aver ricominciato a lavorare».
Sorrisi e gioia, mista a preoccupazione, anche nel salone dei parrucchieri Luca e Francesca Santilli, in via Firenze, che alle due del pomeriggio di ieri hanno tre clienti pronti per il taglio (massimo consentito) e uno in attesa, seduto sul marciapiede.
TERMOSCANNER Sabatino Renzetti aspetta la moglie che si sta facendo bella, poi è il suo turno. Ma non si entra senza passare il controllo del termoscanner che misura 36 di temperatura. Un passo dentro e subito un altro ordine: il maglione da infilare in busta, lo riavrà a fine trattamento. I coniugi Santilli, due bimbi a carico, «è stata una quarantena da incubo, con questa attività campiamo la famiglia, tanta la preoccupazione per il futuro», rivelano. Ma hanno pensato a tutto: camici monouso, mascherine e visiera per i clienti, disinfettanti, percorsi per raggiungere le poltrone, da seguire scrupolosamente. «Abbiamo tante prenotazioni, grazie di cuore a tutti coloro che ci sono stati vicini in questo periodo e ci hanno inviato tanti messaggi incoraggianti. E grazie al sostegno di Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato, che ci ha dato tanti consigli utili e non ci ha mai lasciati soli», concludono Luca e Francesca Santilli. (c.co.)