Parruti: «Abruzzesi, vaccinatevi Dobbiamo evitare la 4ª ondata»

L’infettivologo: troppi contagi di ritorno dalle vacanze all’estero, meglio restare in Italia
«Vi supplichiamo di vaccinarvi. Evitate di essere suscettibili all'infezione da Covid-19. In questo momento è una follia non vaccinarsi. Dobbiamo impedire in ogni modo una quarta ondata, non solo di contagi, ma anche clinica. Se non conteniamo i numeri adesso, in autunno rischiamo di dover fronteggiare nuovamente una situazione difficile». L'infettivologo Giustino Parruti analizza così l'attuale contesto abruzzese, rilanciando l'appello non solo alla vaccinazione, ma anche alla prudenza e al buon senso, visto che i numeri sono in peggioramento, con le vacanze all'estero hanno fatto di nuovo salire la curva del contagio.
FOCOLAI
Ad alimentare la circolazione del virus, nel pieno dell'estate, sono proprio i viaggi, insieme alla variante Delta. In Abruzzo nell'ultima settimana ci sono stati 252 nuovi casi, con un incremento del +21% rispetto ai sette giorni precedenti. Parruti, direttore delle Malattie infettive di Pescara, fa proprio l'esempio del Pescarese: «Nell'ultima settimana in provincia ci sono stati 75 contagi. La metà riguarda persone tornate dall'estero, che poi hanno generato nuovi contagi. Una trasmissione locale del virus c'è e questo deve farci riflettere».
RISCHI
Il rischio, secondo l'esperto, è che «le persone non vaccinate vengano raggiunte dal virus». Un giovane tornato dall'estero con il Covid «potrebbe contagiare un contatto più vulnerabile, come un genitore, uno zio o un nonno, che magari non è ancora vaccinato. Proprio per questo», sottolinea Parruti, «serve buon senso. I comportamenti e le regole di prudenza restano fondamentali». Per quanto riguarda i viaggi estivi, l'infettivologo rilancia l'invito a «trascorrere le vacanze in Italia», perché alcuni Paesi rappresentano un rischio. Emblematico l'esempio di Malta: giovani di tutta Europa, tra cui anche numerosi abruzzesi, sono tornati a casa con il Covid.
VACCINI
In un contesto di questo tipo, afferma Parruti, bisogna «fare di tutto perché non vada sciupata una sola dose di vaccino al giorno». Se oggi all'aumento dei contagi non corrisponde un aumento consistente dei ricoveri e dei decessi, sottolinea l'esperto, «è perché i vaccini funzionano e i primi studi lo dimostrano». È però necessario «vaccinare il più possibile: ogni persona non vaccinata è un rischio per la società e, nel lungo periodo, ha quasi la certezza di incontrare il Covid-19. Parliamo di un virus molto diffusivo e, di conseguenza, servono soglie di vaccinazione altissime perché la comunità sia protetta», aggiunge l’infettivologo abruzzese.
GREEN PASS
Non a caso l'infettivologo si sofferma su uno dei temi più discussi a livello nazionale in questi giorni, cioè l'estensione del Green pass, con l'ipotesi di applicarlo a bar e ristoranti. «Io userei il Green Pass come strumento», osserva, «ma non va assolutamente visto come strumento ricattatorio. I dati scientifici ci dicono che ci vogliono due dosi per fare una vita sociale adeguata. Chi vuole fare vita sociale deve fare due dosi di vaccino. Se non ci si vuole vaccinare si limita la vita sociale. Non è un ricatto. È esattamente l'opposto».
NUOVE REGOLE
Altro tema è quello della revisione delle regole e dei parametri per la classificazione delle regioni in aree di rischio colorate. Con i numeri attuali relativi ai contagi, infatti, pur non essendo allarmante l'incremento dei ricoveri, sono diversi i territori che rischiano di finire in zona gialla nei prossimi giorni. Proprio per questo è in atto un dibattito per rivedere i parametri. Secondo le ultime ipotesi l'indicatore principale dovrebbe essere quello relativo alle ospedalizzazioni: si passa in zona gialla se l'occupazione delle terapie intensive è superiore al 5% dei posti letto disponibili e se quella dei reparti ordinari supera il 10% (al momento in Abruzzo i dati sono pari rispettivamente all'1 e al 2%). «Credo sia giusto, anche per tutelare l'economia, rivedere soglie e parametri e il 5% mi sembra una soglia adeguata, ma il cambio delle regole non deve assolutamente renderci più imprudenti».

