Parruti: «Gli asintomatici? Il contagio riparte da loro»

11 Giugno 2020

L’esperto fa chiarezza: «Sono meno infettanti, ma anche i più pericolosi»

PESCARA. «In Italia, in questo momento, l’unica fonte potenziale di ripresa della malattia sono gli asintomatici ed è contro questi che noi dobbiamo continuare a tenere alta la guardia per la semplice ragione che, per quanto siano dotati di un potere di contagiosità minore rispetto ai sintomatici, sono la strada tramite cui può riprendere il contagio». Lo dice il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, che fa chiarezza dopo la frase pronunciata dalla dottoressa Maria Van Kerkhove, capo del team tecnico anti Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale «è molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus».
Professor Parruti, ha sentito le dichiarazioni dell’Oms? Lei che ne pensa?
«È sempre molto fastidioso doversi trovare a commentare delle valutazioni fatte dall’Oms. Quello che è poco ma sicuro è che non si spiega da un punto di vista epidemiologico la diffusione della malattia, nel contesto attuale, senza l’infettività degli asintomatici».
Cioè?
«Non ci sono elementi di prova per giustificare quello che è successo dapprima in Cina, poi in Europa, negli Stati Uniti e infine in Brasile, se non consideriamo il potenziale di trasmissione, trasmigrazione e di ripopolamento della popolazione degli infetti da parte degli asintomatici»
E allora come si giustifica l’uscita dell’Oms?
«Le valutazioni dell’Oms sono state basate su dati non necessariamente completi perché è vero che la contagiosità dell’asintomatico può essere, e in genere lo è, più bassa di quella del paziente sintomatico, ma comunque il potere intrecciante dell’asintomatico è stato documentato, certificato, purtroppo, a carattere scientifico ad aprile scorso. I dati epidemiologici sono assolutamente a sostegno dell’unica spiegazione che può essere data a quello che sta succedendo e a quello che è successo. L’Oms spesso è spinta a fare considerazioni e conclusioni di tipo piuttosto generale perché deve dire cose che applichino di necessità a tutto il mondo. Quindi, talora, prende posizioni che sono meno dettagliate rispetto a quella che è la base di evidenza disponibile».
Quindi, massima attenzione agli asintomatici?
«In Italia, in questo momento, l’unica fonte potenziale di ripresa della malattia sono gli asintomatici. Se non consideriamo questa cosa, come si spiega quello che è successo a Wuhan? Lì c’è stata una seconda micro ondata subito contenuta di casi, causata dagli asintomatici rimasti attorno alla città di Wuhan dove c’era stata una grande diffusione all’inizio. Sebbene gli asintomatici siano sicuramente in generale meno infettivi dei sintomatici in fase precoce di malattia, tutto il decorso della malattia, nonché una ripresa in Cina e in Corea, non si giustifica se non teniamo conto del potere vettoriale che gli asintomatici hanno da una fase all’altra dell’epidemia».
Quanti tipi di asintomatici ci sono?
«Possiamo distinguere persone che sono completamente asintomatiche e persone che sono minimamente sintomatiche ma, soprattutto, nell’ambito degli asintomatici ci sono persone che hanno cariche a volte microscopiche che possono rialzarsi periodicamente. Questi sono i più pericolosi. Nel naso continua a replicare qualcosa, il tampone può venire negativo due volte e poi può tornare di nuovo positivo. Abbiamo avuti casi del genere fino a qualche giorno fa a Pescara. Dobbiamo mantenere un elevato livello di prudenza se vogliamo vincere la guerra».
L’Oms ha detto anche che i guanti sono inutili: è così?
«I guanti sono un presidio un po’ a rischio. C’è tutta una letteratura che documenta che i guanti usati male possono essere comunque pericolosi perché possono essere loro stessi veicolo di contagio. Ad esempio, se io metto un paio di guanti la mattina e mi comporto come se non avessi un rischio nelle mani e tocco tutto quello che posso ininterrottamente, il guanto non serve a niente. Ma se io faccio una buona igiene delle mani e cambio i guanti 20-30 volte al giorno dopo ogni azione a rischio, allora il guanto ha un’azione di protezione maggiore rispetto al solo lavaggio delle mani. Ci sono dei Paesi dove i guanti non sono disponibili, quindi l’Oms tende a non sottolineare l’importanza dei guanti. E ci sono Paesi dove il rischio che vengano usati male è molto alto e quindi l’Oms, che non può fare una raccomandazione di zona ma fa raccomandazioni generali, dice questa cosa generica. Ma nel contesto di assistenza italiana, dove i guanti vengono usati bene, questi dispositivi danno un grosso contributo».
Il virus si è modificato in questi mesi?
«Non c’è stata nessuna modifica maggiore. Tutte le sequenze disponibili confermano sempre la stessa storia. Quello che è sicuramente importante in questa infezione è l’interazione tra l’ospite e il virus. È chiaro che l’ospite più capace di controllarlo perché ha un’immunità innata più forte, può avere cariche virali più basse e può essere anche meno contagioso. L’ospite che, invece, ha una minore capacità immune o sviluppa tardivamente la risposta immunitaria, può avere caratteri di contagiosità diversi».
In Abruzzo è partita la sperimentazione dell’App Immuni: è uno strumento utile?
«Assolutamente sì e sono molto contento. Nel caso in cui scopriremo un nuovo portatore asintomatico, possiamo automaticamente rintracciare tutte le persone che devono essere valutate col tampone per possibile contagio. Questo rende il tampone molto più mirato».
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