Parruti: «Nuovo lockdown? Il rischio ora è molto alto»

13 Novembre 2020

L’infettivologo fa una previsione sui possibili nuovi scenari alla luce della crescita dei contagi «Nuove restrizioni inevitabili ma non basteranno a salvare le festività: niente cenoni in casa»

PESCARA. «La probabilità che si vada verso un nuovo lockdown è molto alta. Questo, tuttavia, non servirà a salvare il Natale». Niente cenoni in famiglia sotto le feste e veglioni di Capodanno perché «i normali momenti di convivialità sarebbero di una pericolosità enorme in un contesto di circolazione ancora sostenuta del virus».
Lo dice il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, che anticipa quello che potrebbe succedere nei prossimi giorni in un quadro, sia nazionale che regionale, che tende a peggiorare giorno dopo giorno.
RISCHIO LOCKDOWN
Ieri in Abruzzo sono emersi 541 nuovi casi dall’analisi di 2.636 tamponi, numero più basso di test rispetto a quelli dei giorni scorsi. È risultato positivo il 20,52% dei campioni analizzati. Si tratta della percentuale più alta delle ultime settimane. Secondo Parruti, l’Abruzzo, così, come tutto il Paese, potrebbe diventare a breve zona rossa. «Ho molte perplessità sul fatto che la curva dei contagi si possa fermare senza un ulteriore restringimento dei nostri movimenti», spiega l’infettivologo. «Questo, purtroppo, è un dato di fatto. È abbastanza probabile che si marci verso la necessità di una nuova e più generalizzata chiusura perché il numero di positivi è tale che la circolazione dei super diffusori in questo momento va interrotta. Altrimenti, assistiamo a questo fenomeno di crescita esponenziale. Determinandosi molti positivi in una giornata», spiega Parruti, «la probabilità che qualcuno di questi a sua volta sia già super diffusore è molto alta. Abbiamo innescato una situazione molto simile a quella della seconda metà di marzo in cui la crescita dei contagi è stata esponenziale. La probabilità che noi possiamo fermare questa curva con un cambio sostanziale di comportamenti da parte di persone che finora non hanno obbedito a un certo comportamento nei confronti del distanziamento, mi sembra davvero difficile. La probabilità che si vada verso un lockdown, dunque», ammette Parruti senza troppi giri di parole, «è abbastanza alta per la spirale di crescita che si è determinata. Stiamo correndo verso una situazione omogeneamente ingestibile in tutte le regioni che indurrà lo stesso provvedimento in tutte le parti».
NATALE COMPROMESSO
La Confcommercio di Chieti ha chiesto un lockdown immediato per salvaguardare il Natale e il periodo dei saldi, almeno in parte. Anticipare adesso il blocco generale, a 40 giorni dalle festività, può servire per salvare il Natale? La risposta di Parruti è negativa. «Non vedo come gli effetti di questi provvedimenti possano influenzare il Natale», risponde l’esperto. «Pensare che un blocco generale adesso possa salvare il Natale è una visione da ingenui e alquanto ottimistica. Quando siamo andati in lockdown la prima volta, non sono bastate due-tre settimane per vedere risultati significativi in termini di occupazione di risorse e di controllo dell’epidemia. Certo, oggi sappiamo molte cose in più, ad esempio che la viremia anche nei super diffusori dopo 14-15 giorni diventa sicuramente più bassa. Pensare, però, che per il 15-20 dicembre, una misura restrittiva ulteriore possa portare a un risultato davvero considerevole mi sembra ottimistico nel cuore dell’inverno. Da qui a 40 giorni», dice Parruti, «pensare che si possa determinare un tale cambio di situazione e di circolazione per cui possiamo fare un Natale senza sostanziali restrizioni è impraticabile».
IN TANTI SENZA MASCHERINA
Secondo Parruti, «l’aderenza a un minimo di distanziamento e all’uso della mascherina è un po’ aumentata, ma ancora oggi vedo, incredibilmente, troppi comportamenti inadeguati. Dovremmo finirla di sottovalutare il problema e i comportamenti. Non siamo, purtroppo, a quel 95-100% di aderenza al distanziamento e alle regole di protezione individuale che ci permetterebbe di frenare l’epidemia senza altri provvedimenti restrittivi».
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