Parruti: «Ripartire al più presto ma solo in massima sicurezza»

L’infettivologo anticipa la fase 2. Ora la parola d’ordine è: tornare a vivere difendendoci
PESCARA. «Bisogna ripartire al più presto, ma ben protetti. Dobbiamo tornare a vivere difendendoci. Il vero tema della fase 2 non è il tempo, ma il metodo. Dobbiamo ripartire in sicurezza, rispettando le regole di protezione e di distanziamento». La parola passa ai medici. Giustino Parruti, direttore dell’unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, nonché componente della task-force della Regione per l’emergenza coronavirus, preannuncia la fase 2, quella che inizierà il 4 maggio, data che il governo ha indicato per la fine del lockdown e per la riapertura delle attività produttive al momento paralizzate. «A me arrivano tante grida di dolore di gente disperata che ha difficoltà economiche in questo momento», spiega Parruti. «C’è l’urgenza di ripartire, ma va fatto in massima sicurezza».
Professor Parruti, cosa dobbiamo aspettarci nella fase 2?
«Se pensiamo che la riapertura sia un giorno dove ci scordiamo tutto e usciamo come se nulla fosse accaduto, ci sbagliamo di grosso. Appena siamo pronti bisogna ripartire sì, e senza indugiare più di tanto, ma rispettando le regole. Il messaggio è ripartire in sicurezza. Per farlo, ogni categoria, ente e ordine professionale deve spiegare come attuerà le misure preventive. È questo il vero senso che dobbiamo dare alla fase 2. E devo dire che in molti già hanno recepito questo messaggio».
Si possono, quindi, riprendere le attività già il 4 maggio?
«La data è buona perché, proseguendo in queste due settimane con il distanziamento sociale, otterremo un risultato ben consolidato. Il problema vero, però, non è quando, ma come. Non serve parlare di scadenze. È importante essere consapevoli che, dal giorno che riapriremo, tutto dovrà essere organizzato con protocolli di sicurezza».
Quindi è contrario alla riapertura a scaglioni del Paese?
«Sono molto scettico su questo argomento. Faccio un esempio. Ho letto che i parrucchieri dovrebbero essere gli ultimi a riprendere a lavorare, forse il 25 maggio. Ecco, questa per me non è una cosa corretta. Se i parrucchieri sono pronti a riaprire rispettando i criteri di distanziamento, usando mascherine e fornendole ai clienti, se sono pronti a non far entrare più di tre persone contemporaneamente e a usare prodotti usa e getta, possono riaprire già il 4 maggio mattina. È questo il punto. E torniamo al discorso delle modalità di riapertura, non del tempo».
Anche nei rapporti personali e nelle abitudini non bisognerà allentare la presa dal 4 maggio?
«Dobbiamo imparare a convivere con il virus. Ogni azione dovrà essere fatta nella maniera più corretta possibile per far sì che non rappresenti un’insidia per una ripartenza del Covid. Non ce lo possiamo permettere. Rifermare di nuovo tutto il Paese, di fronte a una nuova ondata di contagi, avrebbe danni incalcolabili. Rischieremo di far saltare in aria tutto il sistema. Allo stesso tempo non si può pensare, ovviamente, di non vivere più. Faccio un altro esempio pratico. Nessuno dirà che non si potrà più fare una passeggiata al mare. È bene capire che tutti potranno andarci, ma senza ammucchiarsi, portandosi dietro la mascherina ed evitando di formare assembramenti».
La percentuale dei contagi sta scendendo e, contemporaneamente, diminuisce anche il numero di ricoveri in terapia intensiva. Siamo nella fase di discesa?
«I numeri sono incoraggianti. E aggiungo un altro dato positivo. È da ormai 10 giorni che ricoveriamo quasi esclusivamente persone che, purtroppo, sono state infettate solo all’interno di ospedali o di residenze per anziani. Questo vuole dire che non ci sono stati più casi di focolai provenienti dalla popolazione generale. Questo è un dato molto incoraggiante».
Quando finirà tutto?
«Saranno i dati epidemiologici a dircelo e a guidare l’allentamento delle misure della fase 2. È un virus Rna: dopo che ha fatto l’ultimo ciclo replicativo efficace e non trova un altro target, la sua catena di trasmissione finisce. Per ora, però, non possiamo abbassare la guardia».
Quando arriverà al laboratorio di Pescara il macchinario che permetterà di effettuare 2400 tamponi al giorno?
«Il macchinario acquistato è già stato spedito e dovrebbe arrivare in questa settimana o al massimo ai primi di maggio. Questo maxi strumento ci consentirà di ampliare il raggio d’azione nella ricerca dei possibili portatori asintomatici che potrebbero essere sfuggiti alla fase di distanziamento sociale. Ci permetterà anche di estendere i tamponi a quelle categorie che, per motivi di lavoro, hanno dovuto continuare a muoversi e si sono esposte di più al rischio contagio».
I test sierologici vanno fatti?
«Sono utili per conoscere l’andamento del virus, ma non servono per identificare i portatori asintomatici che sono i soggetti più pericolosi. Queste persone, infatti, hanno una risposta immunitaria innata, confinano il virus nel naso e nella saliva e non producono anticorpi».
Quando inizierà in Abruzzo la cura sperimentale con il plasma dei pazienti guariti dal Covid-19?
«Il comitato etico ha dato il via libera. Ora stiamo effettuando una fase approfondita di screening dei donatori che abbiamo già individuato. Lo Spallanzani sta effettuando una serie di test sulla potenzialità di questi donatori».
Oggi partiranno i lavori per la realizzazione dell’ospedale solo Covid a Pescara.
«È un passo importante nella lotta al coronavirus. Abbiamo bisogno di una rete molto efficiente dal punto di vista sanitario. È un’opera fondamentale per l’Abruzzo perché manterrà la propria utilità anche al termine dell'emergenza in atto, in quanto consentirà di separare le patologie infettive dal resto delle altre attività cliniche e libererà spazi vitali per il presidio ospedaliero di Pescara».
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