Parruti: «Sintomi compatibili con quelli di una normale influenza»

«Entrambi i ragazzi presentano sintomi respiratori lievi, molto più compatibili con una normale sindrome influenzale». Sono parole del dottor Giustino Parruti, infettivologo, direttore dell’Unità...
«Entrambi i ragazzi presentano sintomi respiratori lievi, molto più compatibili con una normale sindrome influenzale».
Sono parole del dottor Giustino Parruti, infettivologo, direttore dell’Unità operativa complessa di malattie infettive dell’ospedale di Pescara, e coordinatore della task force costituita dalla Regione, così come prevede il protocollo nazionale predisposto dal Ministero della salute per la gestione di eventuali casi di contagio da Coronavirus.
Il primo passo, dunque, è escludere che si tratti del classico virus influenzale, che in questo momento ha messo a letto, in Abruzzo, quasi 20 persone su mille. Un dato record, che ci ha fatto guadagnare la vetta della classifica. «Tuttavia», aggiunge il dottor Parruti, «stiamo predisponendo i protocolli per individuare i ceppi classici di infezione. Non dovessimo trovarli, allora manderemmo i campioni allo Spallanzani di Roma. Se ci fossero elementi di allarme lo diremmo», aggiunge, «perché è interesse della popolazione essere informata».
L’Italia, spiega l’infettivologo, si è mossa con tale anticipo «da essere in grado di controllare tutti gli eventuali focolai di malattia».
Dei due casi sospetti, riferisce invece l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, si è occupata anche la protezione civile regionale che ieri pomeriggio si è collegata in video conferenza con il Capo del dipartimento nazionale, Angelo Borrelli, così come previsto dal protocollo.
«Stiamo seguendo le linee guida internazionali», ha detto, «da quando i due ragazzi si sono presentati al pronto soccorso di Sant’Omero con un po’ di febbre. Per precauzione è scattato il protocollo. Ora sono stati trasferiti nel reparto di malattie infettive di Teramo, dove resteranno sotto osservazione fino a quando arriveranno i risultati delle analisi. Siamo nella fase di maggiore prevenzione. La Regione», conclude l’assessore, che già nei giorni scorsi aveva annunciato il recepimento del protocollo nazionale, «sta facendo tutto quello che è previsto attraverso il gruppo di lavoro, e sta attuando tutte le prescrizioni contenute nelle linee guida nazionali».
Sono parole del dottor Giustino Parruti, infettivologo, direttore dell’Unità operativa complessa di malattie infettive dell’ospedale di Pescara, e coordinatore della task force costituita dalla Regione, così come prevede il protocollo nazionale predisposto dal Ministero della salute per la gestione di eventuali casi di contagio da Coronavirus.
Il primo passo, dunque, è escludere che si tratti del classico virus influenzale, che in questo momento ha messo a letto, in Abruzzo, quasi 20 persone su mille. Un dato record, che ci ha fatto guadagnare la vetta della classifica. «Tuttavia», aggiunge il dottor Parruti, «stiamo predisponendo i protocolli per individuare i ceppi classici di infezione. Non dovessimo trovarli, allora manderemmo i campioni allo Spallanzani di Roma. Se ci fossero elementi di allarme lo diremmo», aggiunge, «perché è interesse della popolazione essere informata».
L’Italia, spiega l’infettivologo, si è mossa con tale anticipo «da essere in grado di controllare tutti gli eventuali focolai di malattia».
Dei due casi sospetti, riferisce invece l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, si è occupata anche la protezione civile regionale che ieri pomeriggio si è collegata in video conferenza con il Capo del dipartimento nazionale, Angelo Borrelli, così come previsto dal protocollo.
«Stiamo seguendo le linee guida internazionali», ha detto, «da quando i due ragazzi si sono presentati al pronto soccorso di Sant’Omero con un po’ di febbre. Per precauzione è scattato il protocollo. Ora sono stati trasferiti nel reparto di malattie infettive di Teramo, dove resteranno sotto osservazione fino a quando arriveranno i risultati delle analisi. Siamo nella fase di maggiore prevenzione. La Regione», conclude l’assessore, che già nei giorni scorsi aveva annunciato il recepimento del protocollo nazionale, «sta facendo tutto quello che è previsto attraverso il gruppo di lavoro, e sta attuando tutte le prescrizioni contenute nelle linee guida nazionali».

