Parruti: torna l’ora delle strette di mano

Ma per l’infettivologo occorre rispettare le buone pratiche
Al mare sotto l’ombrellone la mascherina non è necessaria. Anche le strette di mano non sono più così pericolose, ma è fondamentale che le mani stesse siano frequentemente igienizzate. Lo dice l’esperto Giustino Parruti, direttore di Malattie infettive all’ospedale di Pescara. In un’intervista rilasciata al Centro, il professore fa il punto della situazione proprio nel giorno in cui l’Abruzzo entra in zona bianca.
Professor Parruti, è indispensabile indossare la mascherina in spiaggia?
«Vanno considerati due scenari completamente diversi. Il primo è quello relativo alla situazione sul bagnasciuga, dove con gli ultravioletti e il vento la mascherina non serve. La trasmissione per via aerea qui è infatti praticamente impossibile. Vale per il mare così come per la montagna: nei luoghi aerati ad altissima incidenza di raggi ultravioletti la mascherina all’aperto non è più necessaria. Lo scenario cambia, invece, nel caso al mare ci spostiamo in un luogo al chiuso. A quel punto è opportuno che la mascherina venga indossata perché altrimenti ci possono essere dei pericoli. Negli spazi al chiuso, invece, almeno per tutto il mese di giugno ed ancora a luglio, la mascherina sarà decisamente opportuna».
Si può stringere la mano?
«Io ritengo che con il Covid abbiamo acquisito un patrimonio importante di consapevolezza diffusa delle misure di controllo delle infezioni. Tutti hanno capito che la stretta di mano può essere veicolo di tante cose, così come tutti hanno capito che la saliva può essere fonte di rischi enormi perché contiene virus. Il mio suggerimento è di interiorizzare quanto abbiamo imparato. Per cui, rispondendo alla domanda dico che sì, si può tornare a stringere la mano ma senza più perdere per il futuro la consapevolezza della possibile pericolosità. La buona abitudine di lavarci le mani frequentemente va mantenuta».
Due persone che sono vaccinate possono abbracciarsi?
«Il problema non è legato alle due persone che si abbracciano, ma ad eventuali loro familiari non ancora immunizzati. Un vaccinato, infatti, può essere portatore del virus completamente asintomatico e può quindi trasmettere il Covid a terzi. Almeno fino a che la circolazione del virus manterrà queste connotazioni, ma anche per il futuro, dobbiamo rimanere dell’idea che se ad esempio si va a casa di una persona che non ha potuto o voluto vaccinarsi, mantenere le distanze debba essere ancora un obbligo».
Il limite al tavolo di sei persone (al chiuso) lo ritiene giusto?
«Sei persone mi sembra assolutamente prudenziale e adeguato. Alla fine quello che serve alla nostra economia è ripartire: se noi manterremo un tasso di prudenza più alto del minimo, tuteleremo l’economia perché non faremo come il gambero. Stati come la Germania e l’Inghilterra, che hanno tolto qualsiasi sorta di raccomandazione, hanno avuto delle modeste ma significative riprese della circolazione. Serve quindi un giusto equilibrio».
Una persona a cui è stata somministrata una sola dose di vaccino e va ad una cerimonia, è a rischio contagio?
«Se sono trascorsi i giorni previsti per l’immunità parziale no. Cioè, se ad esempio una persona che ha ricevuto la dose di Pfizer dopo 15 giorni va ad un ristorante, ha una probabilità superiore all’85-90% di essere protetto».
Qual è il rischio più serio che potremo incontrare in zona bianca?
«Il rischio maggiore è di perdere la cognizione della situazione attuale, che presenta ancora delle fragilità. Se capiamo che non possiamo abbandonarci al libera tutti, ma che dobbiamo mantenere una cauta attenzione solidale nei confronti dei non ancora vaccinati, non ci saranno problemi. C’è un buon senso che deve rimanere in questo mese di giugno e che, se venisse meno, ci farebbe pagare ancora un prezzo sanitario importante. Tuttavia il mio entusiasmo per la campagna vaccinale condotta in maniera così valida è fortissimo. Abbiamo fatto meglio di quello che si poteva pensare».
Quando capiremo scientificamente se la zona bianca avrà portato ad un peggioramento o se la situazione continuerà ad evolvere in meglio?
«Gli inglesi hanno avuto i primi segnali di controtendenza dopo 3-4 settimane. Ci vuole un po’ di più che per le fasi precedenti di alta circolazione. Dopo quattro settimane lo capiremo, ma io penso che non ci saranno problemi. L’importante è lanciare il messaggio che dobbiamo dare tutti un contributo».
A tal proposito cosa si sente di dire alla popolazione?
«Continuiamo a tenere a mente quello che ci è successo ed a mantenere tutte le buone pratiche nei luoghi chiusi, così come dopo gli scambi di relazione. Ribadisco l’importanza di lavarsi frequentemente le mani e indossare mascherina nei luoghi chiusi. Se rispetteremo gli accorgimenti necessari anche in zona bianca, ritengo che non avremo particolari problemi nelle prossime settimane».

