Parte dall’Aquila la sperimentazione sulla nuova cura

27 Marzo 2020

Il professor Giacomelli spiega gli effetti del “Tocilizumab” Serve per le artriti, sembra avere effetti anche sul Covid 19

L'AQUILA. È partita in Abruzzo la sperimentazione, su alcuni pazienti affetti da Covid-19, del farmaco "Tocilizumab". Un medicinale brevettato per la cura dell'artrite reumatoide, ma capace di dare risultati significativi anche nei casi più gravi di coronavirus, abbassando la mortalità e la durata della ventilazione assistita. Si attende il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco e dello Spallanzani di Roma per avviare il trattamento sperimentale su tutti i pazienti abruzzesi affetti da Covid-19. A capo del team che ha effettuato i test il professor Roberto Giacomelli, immunoreumatologo e direttore dell'Unità operativa di immunoreumatologia dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila.
Professor Giacomelli, cos'è il Tocilizumab e quali campi di applicazione può avere?
«È un farmaco anti-interleuchina6, somministrato per la cura dell'artrite reumatoide che è in grado di controllare, in alcuni pazienti oncologici, un effetto della terapia antitumorale, la cosiddetta "tempesta citochinica", che provoca, soprattutto nei pazienti con linfomi e leucemie, un aumento delle citochine infiammatorie, con un tasso di mortalità altissimo, tra il 70 e l'80%».
Ci spiega la correlazione con il Covid-19?
«Il coronavirus, in alcun pazienti, a livello polmonare attiva questa tempesta citochinica, provocandone in alcuni casi la morte, non per il contagio del virus, che addirittura nel frattempo può essere scomparso, ma per l'iperattivazione delle citochine, molecole rilasciate dalle cellule per comunicare tra di loro, che provocano danni polmonari gravissimi. Un evento che si riscontra anche nei pazienti neoplastici e affetti da malattie autoimmuni come la Sindrome da attivazione macrofagica e la Sindrome da anticorpi antifastolipidi catastrofica».
In Abruzzo quando è iniziata la sperimentazione?
«I primi a testare il farmaco su pazienti contagiati da Covid-19 sono stati i medici di Wuhan, poco più di un mese fa. In Italia sono partiti i colleghi dell'ospedale Pascal di Napoli: nel frattempo, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha deciso di procedere con uno studio centralizzato al Politecnico delle Marche. All'Aquila stiamo portando avanti la sperimentazione insieme al dottor Alessandro Grimaldi, direttore del Dipartimento di malattie infettive del San Salvatore. Abbiamo proposto la sperimentazione all'Aifa, allo Spallanzani e alla Regione e siamo in attesa del via libera».
Il farmaco viene già somministrato negli ospedali abruzzesi per il coronavirus?
«All'Aquila e a Pescara. Poiché il Tocilizumab non è registrato per la cura del Covid-19, abbiamo chiesto l'autorizzazione all'utilizzo all'azienda sanitaria, visti i risultati incoraggianti. L'obiettivo è duplice: da un lato offrire la migliore cura possibile ai malati, dall'altro raccogliere una quantità significativa di dati che potranno spiegare meglio la tipologia di paziente che ottiene un beneficio dalla terapia per non esporre in futuro, in maniera incontrollata, ai rischi di una iper-immunosoppressione».
Sul Covid-19 che risposta ha il Tocilizumab?
«Va fatta una distinzione. Il virus si chiama coronavirus Sars 2. La malattia severa prende il nome di Covid-19. Questo vuol dire che non vengono trattati, in maniera indiscriminata, i pazienti che hanno il coronavirus, ma quelli che sviluppano una complicanza più grave, appunto il Covid-19. L'85% delle persone infettate da coronavirus è asintomatico, in quanto non sviluppa la tempesta citochinica, la forma più acuta della malattia. Gli studi preliminari sul Covid-19, che sono osservazionali, mostrano una significativa riduzione, come risposta al trattamento con il Tocilizumab, della mortalità e della durata della ventilazione assistita, che in media arriva ad un mese. I pazienti trattati con questo farmaco vengono stubati anche dopo qualche giorno».
A chi avete proposto la sperimentazione?
«Alla Regione, al Comitato etico dell'Aquila e allo Spallanzani per applicare un protocollo, a livello regionale, su tutti i pazienti affetti da Covid-19 che stanno per entrare o sono già in ventilazione meccanica. In un paio di giorni dovremmo avere la risposta per procedere con il trattamento sperimentale su larga scala».
Il farmaco è già in commercio?
«È solo a distribuzione ospedaliera e viene utilizzato dai reumatologi e nel reparto di malattie infettive. Le scorte, in questo momento, stanno diminuendo: da più di dieci anni viene utilizzato per l'artrite; pertanto, la sperimentazione sul Covid è partita direttamente in corsia perché si è riscontata una similitudine tra le complicanze del coronavirus e i pazienti che sviluppano la tempesta citochinica per le terapie antineoplastiche. Il farmaco è stato testato in trincea, front-line nei reparti di immunoreumatologia, malattie infettive e terapia intensiva».
Quali sono le prospettive di applicazione per curare i pazienti affetti da Covid-19?
«Adesso stiamo operando in regime di somministrazione compassionevole, assumendoci direttamente la responsabilità, ma siamo in attesa di autorizzazione per utilizzarlo alla prima comparsa dei sintomi di Covid-19, quando il paziente è a rischio di ventilazione assistita. L'obiettivo è ridurre la mortalità e il tempo di intubazione, migliorare la condizione dei malati e liberare posti in rianimazione, riducendo i casi in cui è necessaria l'intubazione».
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