Parte “In Smovimento” con Mancini e gli allievi dello Smo Lab

ATRI. Centosessanta attori, 10 spettacoli. Si inaugura stasera alle 21 al teatro di Atri la rassegna In Smovimento 2016, dodicesima edizione, diretta dall'attore pescarese Giampiero Mancini. In scena,...
ATRI. Centosessanta attori, 10 spettacoli. Si inaugura stasera alle 21 al teatro di Atri la rassegna In Smovimento 2016, dodicesima edizione, diretta dall'attore pescarese Giampiero Mancini. In scena, gli allievi dello Smo Lab, la scuola di formazione diretta da Mancini con sede a Pescara. Punta di diamante della kermesse sarà la suggestiva rivisitazione del Macbeth del 2 luglio, con protagonisti Mancini e gli allievi della master class. La rassegna si aprirà con Soli - monologhi di attori in assolo e si concluderà il 4 luglio con la Lectura Dantis e il Gran Gala. «Un cartellone variegato che conclude un anno esaltante nel quale lo Smo si consolida come centro di formazione di rilievo nazionale» ha spiegato Mancini. «Spettacoli per tutti i gusti con un forte impianto cinematografico».
Punta di diamante sarà la sua rivisitazione del Macbeth. Perché la scelta di ambientarlo in una Tokyo violenta e decadente?
«Stavo lavorando a un allestimento post-atomico. Poi sono stato un mese in Giappone per lavoro e sono stato folgorato dalla possibilità di ambientarlo in una Tokyo decadente ed onirica all'interno di un clan Yakuza. Volevo un impianto poderoso e oscuro, una danza macabra che trasudasse sangue e oscuri presagi tra kimono, codici d'onore violati, harakiri e colpi di katana più vicino a Kurosawa che a Polanski. In genere chi lavora in questo spettacolo ne riceve sempre una grande fortuna, contrariamente alla fama di testo maledetto».
Tra gli spettacoli ne ha uno preferito?
«Avendo curato la regia di tutti gli spettacoli li sento come miei figli, ma la versione teatrale di Natura morta in un fosso, adattamento del noir di Paravidino, credo che sia con Macbeth il vero fiore all'occhiello. Nonostante il tema, l'uccisione di una adolescente, siamo riusciti a essere anche leggeri e sempre “delicati”, anche nei nodi più spigolosi di un'opera complessa e toccante. Sono certo che il pubblico apprezzerà questo allestimento dove la struttura monologhistica dell'originale viene superata e si fa più viva e coinvolgente, grazie ad un'operazione di sceneggiatura che rende il racconto acceso e dinamico facendolo procedere su tre piani di narrazione. L'intreccio dei diversi punti di vista porta all'accendersi del coinvolgimento del pubblico che fino alla fine è parte attiva nella risoluzione delle indagini. Va ben oltre la risoluzione del crimine, portando lo spettatore ad entrare nella psiche dei personaggi».
Punto di forza dello SmoLab?
«Sicuramente colmare lo spazio che separa la formazione dal lavoro. Dando la possibilità a chi studia per intraprendere questa professione di avere serie opportunità di visibilità e di crescita, il tutto abbinato a un percorso rigoroso ed entusiasmante. Lo Smo è in continuo movimento, da qui il titolo della rassegna, con provini, casting e il corredo emozionale di un luogo che forma al meraviglioso mestiere dell'attore e quanti si accostano alla recitazione semplicemente per crescere e superare limiti e paure».
Rosa Anna Buonomo

