Parte la cura col plasma con i primi otto donatori

La terapia con gli anticorpi sviluppati dai pazienti guariti inizierà dopo Pasqua Si comincia da Pescara. L’ematologa Accorsi: «Può essere utile nei casi più gravi»
PESCARA. Il plasma e gli anticorpi sviluppati dai guariti per curare i pazienti di Covid-19 ricoverati in condizioni critiche con insufficienza respiratoria. La nuova terapia, già sperimentata con buoni risultati in Cina, partirà in Abruzzo la prossima settimana. Sono stati individuati i primi otto possibili donatori di plasma, la parte liquida del sangue. Si tratta di persone che sono guarite e hanno sviluppato anticorpi contro il coronavirus che possono servire a chi è malato per combattere l'infezione. Ora si attende il via libera del comitato etico locale per sperimentare la nuova cura dopo quella del tocilizumab, il farmaco per l’artrite reumatoide che ha migliorato in alcuni casi il quadro clinico di persone affette da criticità polmonari.
«La cura con il plasma dei guariti si può utilizzare quando il paziente inizia ad avere una forma di insufficienza respiratoria evolutiva progressiva», spiega Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa Malattie infettive dell’ospedale di Pescara. «Dai primi dati che abbiamo questa cura non sembrerebbe essere qualcosa di salvavita e di risolutivo in una situazione disperata. È uno strumento che bisogna usare quando ci rendiamo conto che il paziente sta peggiorando. È una delle armi in più che abbiamo per combattere il virus».
IN COSA CONSISTE. «Prendere il plasma dai pazienti che sono stati dichiarati guariti da infezione Covid-19, e che quindi hanno sviluppato anticorpi, e somministrarlo nei pazienti che sono nel pieno della malattia». Lo dice la dottoressa Patrizia Accorsi, responsabile del dipartimento di Ematologia dell’ospedale di Pescara, che sta seguendo il protocollo della plasmaterapia. «È una cura che va somministrata entro 14 giorni dall’inizio dei sintomi, quando il paziente non ha ancora sviluppato anticorpi per combattere il virus. La formazione degli anticorpi in genere avviene in maniera lenta, quindi il virus tende a prendere il sopravvento e a portare complicanze. L’importanza della cura del plasma sta nel fatto che riusciamo a dare una immunità passiva, cioè a dare il prima possibile anticorpi che tendono a combattere il virus ai pazienti che hanno già l’infezione».
SU QUALI PAZIENTI VA USATA. In alcune città del nord Italia, come Mantova, Pavia e Padova, sono partite delle sperimentazioni che mostrano primi risultati di successo in pazienti gravi. L'efficacia di questa terapia, già impiegata in passato nella Sars e nella Mers, è stata provata anche da uno studio in Cina dove hanno infuso 200 ml di plasma in 10 pazienti ricoverati con sintomi importanti. I risultati hanno confermato sicurezza ed efficacia di questo trattamento. Non ci sono state reazioni avverse gravi e i primi risultati favorevoli si sono manifestati dopo 3 giorni dalla trasfusione con una riduzione dei sintomi. Mentre dopo una settimana, il virus non era più rilevabile nel sangue e le lesioni polmonari mostravano vari livelli di assorbimento. «La cura va sperimentata nei pazienti più gravi», dice la dottoressa Accorsi. «Ci sono dei parametri da seguire, come ad esempio la frequenza respiratoria. L’esperienza dei cinesi ha dimostrato che l’utilizzo del plasma iperimmune nei primi 14 giorni dall’esordio dei sintomi, nel periodo in cui il paziente è più esposto all’aggressione del virus, ha portato un vantaggio».
I PRIMI OTTO DONATORI. C’è già una lista di otto possibili donatori di plasma. «Abbiamo un elenco di persone dichiarate guarite», conferma Accorsi, «ora dobbiamo studiare il livello di anticorpi neutralizzanti per poterlo poi somministrare a un paziente. Dobbiamo, però, prima aspettare il via libera del comitato etico. Penso che la prossima settimana potremo iniziare la cura con il plasma. La Asl di Pescara è capofila della sperimentazione, ma so che la Asl di Chieti ha già inviato il protocollo al comitato etico e a seguire anche le Asl di Teramo e L’Aquila. Questo vuol dire che in Abruzzo tutti avranno la possibilità di essere curati con questa terapia».
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