Partiti, ecco l’asticella da superare: per ogni eletto servono 22mila voti

Il Decreto per ripartire i 29 seggi firmato da Marsilio svela la matematica delle prossime elezioni E per le liste in coalizione sale al 3,5% la percentuale regionale necessaria per ciascun consigliere
PESCARA. Come funziona il sistema elettorale regionale? Il presidente della giunta è eletto contestualmente al Consiglio che è composto da 31 membri. Questa è la regola, ma dietro le elezioni del 10 marzo 2024 c’è anche una matematica del voto che va ben oltre una definizione di base e ci porta a stabilire l’altezza dell’asticella che ciascun partito deve superare a livello regionale per conquistare seggi. Un’asticella piazzata a quota 22mila voti. Vediamo perché, partendo da un atto firmato pochi giorni fa da Marco Marsilio, presidente uscente e ricandidato dal centrodestra, che sfiderà l’ex rettore di Teramo, Luciano D’Amico, candidato di Patto per l’Abruzzo. L’atto in questione è il Decreto che ripartisce i seggi per ciascuna delle quattro circoscrizioni basandosi sull’ultimo censimento generale, del 3 marzo scorso, che attribuisce all’Abruzzo a 1.275.950 cittadini. Da questo numero si ricava il quoziente regionale di 43.998 che permette di assegnare 8 seggi in provincia di Chieti e 7 nel Pescarese, in entrambi i casi con quoziente pieno e resti rispettivamente di 21.733 e 5.645. Anche per le province di Teramo e L’Aquila i seggi saranno 7, ma il quoziente non è intero e il settimo consigliere scatta grazie ai resti più alti. In linea teorica, nel caso della provincia teatina, 5 seggi andranno alla coalizione che vincerà e 3 agli avversari. Un rapporto che nelle altre province scende a 4 a 3. Ma in pratica può anche accadere, come è successo nel 2019, che nel Chietino finisca 4 a 4 o che la coalizione vincente conquisti il quinto seggio, ma è un’ipotesi recondita. Passiamo quindi ai partiti in coalizione che, sempre in teoria, per conquistare un seggio debbono raggiungere il 3% a livello regionale (che sale al 4% per chi corre da solo). In realtà l’asticella sarà più alta e raggiungerà il 3,5% che, tradotto in voti e considerando che alle scorse elezioni si sono presentati alle urne 643mila abruzzesi (53,11%), vorrà dire non meno di 22mila preferenze. La circoscrizione in cui il consigliere sarà eletto è quella delle quattro dove il partito ha ottenuto la maggiore percentuale. Se però due partiti in coalizione hanno la stessa percentuale conquista il seggio chi ha ottenuto più voti. Non andiamo oltre perché il meccanismo potrebbe complicarsi con il cosiddetto flipper, che sconfina nell’imponderabile e riserva sempre sorprese. Ma va fatto un accenno al dibattito in corso nelle due coalizioni in merito alle liste del Presidente che possono togliere seggi ai partiti veri e propri. È legittimo, purché tra i nomi in lista non siano schierati politici intrusi. Su questo punto si sta consumando il braccio di ferro. (l.c.)
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