Pasqua e Pasquetta al ristorante, è boom di prenotazioni

Armenti (Confcommercio): 10% in più degli anni pre Covid Pisani (Confartigianato): «Il freddo ha fatto saltare le gite»
PESCARA. Il tempo incerto non favorisce la gita fuori porta, ma in compenso si riempiono i luoghi della ristorazione.
Per Confcommercio e Confartigianato si registra il tutto esaurito di prenotazioni oggi e domani. Numeri in crescita, 8-10 per cento in più rispetto agli anni pre-pandemia, soprattutto nel giorno di Pasquetta. «Le prenotazioni per le feste denotano molta voglia delle persone di tornare nei ristoranti con numeri elevati, per la giornata di Pasqua, ma con buone percentuali anche per il lunedì dell'Angelo», commenta Gabriele Armenti, presidente dell’associazione ristoratori di Fipe-Confcommercio Pescara, «in generale le prospettive in vista della bella stagione sono positive, abbiamo già prenotazioni per i prossimi ponti del 25 aprile e del 1° maggio e comunque si assiste, soprattutto nei fine settimana, a una ritrovata voglia di andare assieme a mangiare al ristorante». A rilento la ristorazione nei giorni che hanno preceduto la Pasqua, ma per Pasquetta è boom di prenotazioni, sostiene Massimiliano Pisani, presidente di Confartigianato Commercio Pescara: «Le temperature più fredde hanno influito molto, la gita fuori porta si è trasformata nella prenotazione al ristorante, al chiuso. Registriamo un più 10 per cento rispetto al pre-pandemia, ma le famiglie fanno i conti con il caro bollette. La nuova tendenza è il turismo di prossimità. Abbiamo tantissimi clienti da Marche, Puglia e Lazio, che pernottano a Pescara per un giorno e poi ripartono. A Pasqua si sta più in famiglia, ma a Pasquetta lavoreremo molto. A sera un po’ meno, ma il servizio di apertura dei locali sarà garantito, auspicando una maggiore estensione degli orari di chiusura. Per le prossime festività e questa estate c’è ottimismo, si prevedono flussi turistici alti».
«Siamo in netta ripresa con un buon 8 per cento di prenotazioni in più», riprende Armenti, di Fipe-Confcommercio, «quindi sulla strada giusta verso il rilancio dell'economia». Ma il settore langue dal punto di vista del personale, delle chiusure delle attività in conseguenza della crisi causata da pandemia, guerra e caro energia e dai costi della materia prima. Spiega Armenti: «Abbiamo avuto rincari del 200 per cento tra farina, pesce, olio, carne, e come categoria stiamo cercando di limare i costi sugli utili per non gravare sull’utenza. Inoltre, da uno studio nazionale della Fipe-Confcommercio emerge che a dicembre 2022, delle circa 336 mila imprese operanti nel settore della ristorazione, di cui il 28,2 per cento gestito da donne, 9.526 hanno avviato l’attività nel corso dell’anno, mentre 20.139 hanno abbassato le saracinesche con un saldo negativo di oltre 10.600 unità. Non abbiamo ancora i dati regionali e locali, ma con le crisi in atto non tutti riescono a resistere».
Altra questione è la manodopera: «Non c’è voglia di lavorare, altro che reddito di cittadinanza», è l’opinione di Armenti, «un tempo i giovani facevano anche i lavapiatti per aiutarsi negli studi, oggi chi lava i piatti percepisce 60 euro netti al giorno ed è un lavoro che fanno gli stranieri, perché non troviamo personale italiano. E stop agli attacchi sugli stipendi», ammonisce, «perché noi facciamo contratti regolari e non a nero, anche se i furbi ci sono sempre». Armenti annuncia l'avvio «di una collaborazione con gli istituti alberghieri per cercare personale qualificato e motivato». E il prossimo 28 aprile, a Pescara, nella sala Camplone della Camera di Commercio, Confcommercio siglerà la Carta dei Valori della Ristorazione, «un documento che racchiude ed esalta i valori culturali della ristorazione italiana con particolare risalto ai valori della memoria, dell’ospitalità e della condivisione».

