Passamonti in aula al processo contro un pentito di mafia

8 Marzo 2019

L’ex questore testimone in un procedimento per calunnia Pulci accusò la polizia di falso: «Non frequento pregiudicati»

PESCARA. Testimoni eccellenti ieri in tribunale a Pescara per un processo che vede sul banco degli imputati un pentito di Cosa Nostra, Calogero Pulci, collaboratore di giustizia che momentaneamente risiede a Montesilvano, agli arresti domiciliari nonostante che abbia sul groppone una condanna a 30 anni e dopo aver beneficiato della legge che gli consentì di cancellare l'ergastolo.
A testimoniare ieri mattina sono stati chiamati l'ex questore di Pescara, Paolo Passamonti e l'ex capo della divisione anticrimine, Egidio Labbro Francia, parti offese nel procedimento per calunnia nei confronti del pentito di mafia, in quanto chiamati in causa nell'esposto che presentò il collaboratore di giustizia, nel quale in sostanza sosteneva che i due avrebbero dichiarato il falso nella relazione che inviarono all'ufficio di sorveglianza di Pescara che periodicamente valuta lo stato del pentito per la concessione dei vari benefici.
La tesi di Pulci, che nel processo è difeso dall'avvocato Tullio Zampacorta, è che i carabinieri di Montesilvano, nel corso del tempo, hanno sempre consegnato all'ufficio di sorveglianza relazioni positive circa il comportamento di Pulci, mentre una volta che il giudice di sorveglianza si sarebbe rivolto alla questura, sarebbe venuta fuori una vicenda che lo vedrebbe frequentatore di pregiudicati a Montesilvano. La deposizione di Passamonti ieri è stata piuttosto chiara.
«Quella relazione», ha detto l'ex questore, «venne stilata sulla base dei dati che trovammo nello Sdi, che è l'archivio informatico del ministero degli Interni che è accessibile a tutte le forze dell'ordine. Lì vedemmo che Pulci, il 28 gennaio del 2010, venne controllato dai carabinieri di Montesilvano e trovato in compagnia di 6-7 pregiudicati». La tesi della difesa è che i carabinieri, che pure avrebbero avuto accesso a quei dati, stilarono sempre relazioni positive, e in particolare l'avvocato Zampacorta ha depositato le videate dello Sdi dalle quali non si evincerebbe quel controllo di cui parla la polizia. E qui l'ex questore ha puntualizzato, precisando che ci sarebbero vari accessi a quell'archivio e che quindi non a tutti è consentito approfondire la ricerca: quelle notizie sarebbero infatti riportate in una schermata non accessibile a tutti.
Stessa spiegazione ha poi fornito l'ex dirigente anticrimine Labbro Francia. Pulci, prima di sottoporsi all'interrogatorio, ha voluto rilasciare delle dichiarazioni spontanee per riferire che lui non fu mai controllato e trovato in compagnia di altri pregiudicati e che non era certo sua intenzione denunciare il questore.
«Signor presidente», ha detto rivolgendosi al giudice, «io ho frequentato gente come Riina e Bagarella, non gente come questi ladri di polli che non conosco e non ho mai incontrato».
Pulci, originario della provincia di Caltanissetta, fu processato e condannato per associazione mafiosa, estorsione, omicidio, porto illegale di armi, estorsione e danneggiamenti. E' stato collaboratore di fiducia del capomandamento Giuseppe "Piddu" Madonia: una frequentazione che gli ha poi permesso di svelare, durante la sua collaborazione, molti retroscena dei fatti criminali più importanti di Cosa Nostra.
Ora beneficia della sospensione della pena proprio per motivi di salute. La sentenza del processo si conoscerà il prossimo 11 luglio.
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