Patrignani: così scovo le cellule del cancro

Parla la ricercatrice che porta avanti il progetto salva-vita
In laboratorio a caccia di biomarcatori. Molecole presenti nel sangue in grado di segnalare la predisposizione, o la progressione, di una neoplasia.
Il progetto di ricerca, che tre anni fa ha vinto la selezione nazionale, scelto e finanziato dall'Airc e tuttora in corso, porta la firma della ricercatrice Paola Patrignani, professore ordinario di farmacologia all'Università D'Annunzio Chieti- Pescara e in forza al Cast, il Centro di studi avanzati e tecnologie dell'ateneo.
Professoressa, la sua ricerca è finanziata dall'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Di cosa si tratta?
«Come doverosa premessa voglio ringraziare l'Airc, che sostiene in maniera rilevante la ricerca in Italia nel campo dei tumori. Il mio studio riguarda, in particolare, l'individuazione dei biomarcatori che predicono lo sviluppo di un tumore e ci dicono se l'individuo in esame può avere una predisposizione genetica al cancro, nello specifico del colon - retto. Ma questi biomarcatori forniscono indicazioni importanti anche sulla progressione della malattia per evitare di arrivare alla fase metastatica, con la diffusione delle metastasi in altri organi. L'Airc lo ha ritenuto di notevole interesse, finanziandolo».
A che punto è la ricerca? «L'intento è sviluppare biomarcatori non invasivi, che possono essere rilevati tramite il prelievo del sangue. Per i tumori non abbiamo, al momento, dei biomarcatori "produttivi", che siano indicativi della fase iniziale della neoplasia, quando il cancro non è ancora percepibile. Accanto alla ricerca che cammina, va adottato uno stile di vita adeguato: molta attività fisica, niente fumo, non eccedere con gli alcolici oltre a una sana alimentazione di base. Il sistema immunitario viene rafforzato dallo stile di vita che dà la possibilità di avere risposte migliori dell'organismo anche in caso di Covid o di altre malattie che possono essere contratte. Persino per una semplice influenza lo stato di salute generale della persona fa la differenza». Quanto tempo occorrerà per completare lo studio e avere i primi riscontri sui pazienti?
«Almeno altri due-tre anni. Collaboro con dei clinici che seguono i pazienti, sia in Italia che all'estero. In questa fase stiamo raccogliendo campioni di tessuto e di sangue, da cui andiamo a isolare le piastrine, mentre dal plasma isoliamo delle micro-vescicole. Successivamente, studiamo le proteine presenti nelle piastrine e dalla micro-vescicole, da cui ricaviamo un'analisi bio-informatica che ci fornisce "l'impronta" del singolo individuo, che può essere associata alla possibilità di sviluppare un tumore o anche alla presenza di un cancro e il suo stadio».
La somministrazione dell'aspirina in basse dosi come si inserisce in questo meccanismo?
«Stiamo analizzando anche i meccanismi associati e coinvolti nella protezione contro lo sviluppo del cancro del colon-retto, e di possibili altri tipi di tumore, con la somministrazione di un basso dosaggio di aspirina, che viene data nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari. In questa seconda parte dello studio, oltre che dall'Airc, sono sostenuta dalla Uk Cancer Researc, un'organizzazione inglese che raccoglie fondi per la ricerca sui tumori. Alcuni studi clinici, ed è da qui che siamo partiti, hanno evidenziato che chi assume l'aspirina a basse dosi ha una riduzione di mortalità e di incidenza del cancro del colon-retto. Si è evidenziato che l'aspirina può ridurre le formazioni tumorali».
E non si riscontrano effetti collaterali all'uso dell'aspirina a basso dosaggio?
«È proprio questo l'altro nodo da sciogliere. I nostri biomarcatori devono essere predittivi per l'efficacia, quindi individuare la predisposizione o la presenza di una neoplasia, ma anche sul possibile sviluppo di effetti collaterali: alcuni esempi possono essere i sanguinamenti gastro-intestinali o cerebrali».
Il cancro del colon-retto ha un'incidenza elevata sulla popolazione. Quanto può aiutare la ricerca?
«È fondamentale in qualunque tipo di studio sui tumori. I ricercatori hanno un gran bisogno di sostegno economico perché portano avanti studi complessi. Al Center for advanced studies and tecnology (Cast) della D'Annunzio, dove lavoro, abbiamo un laboratorio con apparecchiature tecnologiche di altissimo livello, che consentono ricerche minuziose».
Il ruolo dell'Airc?
«Il cancro resta un‘emergenza a livello mondiale, ricercatori e medici non possono permettersi battute d’arresto: in Italia, solo lo scorso anno, il cancro ha causato più del 25% dei decessi totali e si sono registrate circa 377.000 nuove diagnosi, più di 1.000 al giorno. La Fondazione Airc e Firc investiranno 125 milioni 260 mila euro nel 2021 per sostenere circa 5.190 ricercatori che stanno lavorando alla messa a punto di metodi per diagnosi sempre più precoci e trattamenti più efficaci per tutti i tipi di cancro. Un impegno straordinario, che si traduce nel sostegno di 622 progetti di ricerca, 71 borse di studio, 22 programmi speciali e di Ifom, centro di eccellenza internazionale nel campo dell’oncologia molecolare. La nostra ricerca è tra questi grandi progetti».

