Patto Iv-Azione: cosa accade ora in Abruzzo

12 Agosto 2022

Fatto l’accordo nazionale, ma in regione si crea l’effetto di “una poltrona per due” tra i leader

PESCARA. Il terzo polo nasce anche in Abruzzo. Ha due nomi e altrettanti cognomi: Camillo D’Alessandro e Giulio Cesare Sottanelli. Ma il patto siglato ieri a Roma dai rispettivi leader, Matteo Renzi e Carlo Calenda, non basta per poter dire che la strada abruzzese sia senza ostacoli per Italia Viva e Azione. Anzi, da noi quel patto si traduce nell’effetto “una poltrona per due”. Che non è un film da mandare in onda alla vigilia di Natale. Ci spieghiamo meglio.
I SONDAGGI. D’Alessandro e il rosetano Sottanelli entrano in scena nel quadro già articolato delle elezioni in chiave abruzzese per recitare la parte di un invitato certamente poco gradito a Forza Italia che, oltre ai guai in cui si ritrova (leggi l’articolo in alto) ora deve fare i conti anche con le imprevedibili percentuali attribuite al terzo polo che partono da un minimo del 6 per cento in due, come ha scritto ieri il Corsera, e salgono fino al 10 per cento, sorpassando quindi il partito abruzzese di Berlusconi.
Almeno tre sondaggi su quattro, a partire dal primo della serie, quello di Gdc, che il Centro ha pubblicato ancor prima delle nozze Renzi-Calenda, sono su livelli a doppia cifra. La situazione attuale, peraltro, dà all’Abruzzo almeno due valori aggiunti che possono incrementare le previsioni fin quei fatte.
Nel caso di D’Alessandro, infatti, bisogna prendere in considerazione la dote di voti che il suo neo alleato, Gianfranco Giuliante, ex leghista ed ex presidente della Tua, può portare a Italia Viva. A cui non possiamo non aggiungere l’effetto voti di politici di lungo corso, come Tommaso Ginoble e Luciano Monticelli che appena due giorni fa erano in prima fila alla conferenza stampa per il varo del patto tra Iv e l’Associazione FuturA di Giuliante. Per quanto riguarda invece Sottanelli basta dire della sua ultima impresa impossibile, la vittoria a Roseto, del sindaco Mario Nugnes, targato Azione, a discapito di personaggi del calibro di Giuseppe Bellachioma. Se quindi Forza Italia dovesse sottovalutare questo fattore incognito finirebbe per commettere l’ultimo e forse il più letale dei suoi errori. Ma arriviamo all’ostacolo, tutto di matrice interna, che il neonato terzo polo si troverà davanti forse già da oggi. Ed è quella “poltrona per due” a cui ci si riferiva poco prima.
IL SEGGIO IN BALLO. D’Alessandro e Sottanelli sanno che la porta per il parlamento è solo una. E si trova nel collegio al proporzionale Camera dove uno dei sei seggi in palio potrebbe finire a Iv-Calenda a discapito di Forza Italia. Ma chi dei due, tra il deputato uscente e l’azionista, è disposto a fare un passo indietro dicendo all’altro: «Prego, vai avanti tu perché io mi accontento di un posto da semplice comparsa nella lista del proporzionale Senato»? Proviamo a fare due ipotesi su come finirà.
Se cede D’Alessandro, Sottanelli ha alte probabilità di andare a Roma. Ma il primo, a questo punto, può decidere di non immolarsi inutilmente al Senato. E lo stesso accadrà a parti invertite. (l.c.)