Patto L’Aquila-Teramo per due super ospedali

19 Novembre 2019

Consiglio comunale congiunto per fare cambiare il piano regionale

L’AQUILA. Una giornata da scrivere negli annali. Il consiglio comunale congiunto L’Aquila-Teramo che si è svolto ieri mattina nell’aula del consiglio regionale è stato, come ribadito da più parti, un «momento storico» e un «atto politico importante». D’altronde, la posta in gioco è alta: avere due super ospedali – che il decreto Lorenzin definisce “di secondo livello”, cioè con un’ampia gamma di reparti specializzati – sia a Teramo che all’Aquila. O, se questo risulterà impossibile, avere un Dea di secondo livello “funzionale”, cioè due ospedali le cui specializzazioni siano complementari e compongano, insieme, un super ospedale. Nonostante il Gran Sasso.
E’ il senso del documento approvato all’unanimità, dopo più di tre ore di discussione. Sia Teramo che L’Aquila chiedono che «tutti gli attori istituzionali in campo si muovano nella direzione di richiedere/concedere una deroga alla normativa vigente in tema di numero di Dea di secondo livello, al fine di continuare a perseguire i principi fissati in costituzione in materia di diritto alla salute e allo scopo di dare avvio a investimenti in materia di edilizia sanitaria e di assunzione di personale in territori che, trovandosi in condizioni difficilmente riscontrabili in ulteriori realtà italiane, oggi scontano tutte quelle difficoltà rappresentate in precedenza». Nel documento si chiede alla Regione di elaborare una puntuale proposta sulla rete ospedaliera, corredata da tutta la documentazione tecnica «utile per coinvolgere e indirizzare il ministero nella scelta della deroga in questione». Senza documentazione tecnica si bloccherà la macchina degli investimenti regionali, continua la nota.
La deroga, o modifica che dir si voglia, è necessaria perchè il decreto Lorenzin di ospedali di secondo livello ne prevede uno ogni 600mila abitanti: all’Abruzzo ne toccherebbero due, in teoria uno a Pescara-Chieti, l’altro a Teramo-L’Aquila. Ma questo territorio che vive una serie di difficoltà, in parte legate all’orografia, in massima parte ai terremoti, ne rivendica due.
BIONDI E D’ALBERTO. «Per la prima volta due territori che rappresentano più del 60% della regione, superano campanilismi e problemi», ha dichiarato il sindaco dell’Aquila Biondi, «la nostra non è una battaglia difensiva: stiamo giocando all’attacco. Oggi la sanità aquilana risente del turn over, di quota 100 e della legge 161: c’è una carenza di 700 unità. Da tempo reclamiamo che il decreto Lorenzin si confronti con una regione complessa come l’Abruzzo, che sconta i terremoti del 2009 e del 2016». «Siamo qui per far sentire all’unisono la nostra voce sul diritto alla salute», ha osservato il sindaco di Teramo D’Alberto, «dobbiamo interrompere l’idea che porta a una costruzione di un Abruzzo a due velocità. Sull’area Pescara-Chieti si sta andando in una certa direzione, noi siamo in stallo. La Asl di Teramo è fortemente penalizzata in controtendenza rispetto all’attività economico-finanziaria virtuosa messa in campo».
VERÌ ASSENTE. Alla seduta, a cui non era presente l’assessore regionale alla sanità Nicolettà Verì, che a quanto riportato dal capogruppo Pietro Quaresimale era impegnata in altra riunione, hanno partecipato fra gli altri come uditori il parlamentare pentastellato Fabio Berardini, i consiglieri regionali Quaresimale e Sandro Mariani, il rettore dell’Università aquilana Edoardo Alesse, il presidente della Provincia di Teramo Diego Di Bonaventura e i due direttori generali delle Asl di Teramo Maurizio Di Giosia e dell’Aquila Roberto Testa. E se Berardini ha dato disponibilità a farsi portavoce con il ministero di una richiesta di deroga supportata da relazioni e dati, Di Bonaventura ha rimarcato che forse la richiesta è tardiva, bisognava farla nel 2016 «quando potevamo chiedere tutto».
PARERI DIVERSI. Sfaccettati gli interventi dei consiglieri. Il presidente della commissione comunale sanità di Teramo, Vincenzo Cipolletti ha parlato della necessità di ospedali dotati di alta tecnologia e con adeguate dotazioni di personale, Giustino Masciocco, capogruppo Mdp all’Aquila ha sottolineato che il Gran Sasso non è un ostacolo visto che la collaborazione Teramo-L’Aquila già c’è. Giandonato Morra, capogruppo di centrodestra a Teramo, ha osservato che ora ci si deve rapportare con Regione e governo, per l’inizio di un percorso congiunto e importante perchè «l’area metropolitana Pescara-Chieti si sta costituendo e avrà una forza che andrà a comprimere le aree interne». Il capogruppo aquilano di Forza Italia Giorgio De Matteis ha sottolineato «il messaggio forte per salvare un sistema sanitario che rischia di collassare». E Americo Di Benedetto (consigliere regionale e comunale all’Aquila) invita a controllare i documenti approntati dalla Regione. Invito simile da Ilaria De Sanctis, consigliera teramana che invita a verificare il fatto che la giunta abbia deciso di non decidere: «si leggerebbe nel piano che si presenterà al governo che tutti e quattro gli ospedali dei capoluoghi possono ospitare per tre anni funzioni di secondo livello». Mauro Di Dalmazio, altro capogruppo di opposizione teramano ha invitato ad «azioni costanti. Questa battaglia può avere esito se la Regione la fa propria: solo così si potrà ottenere la deroga dal governo». «Dobbiamo pretendere che la Regione ci ascolti», ha aggiunto il capogruppo del Pd teramano Luca Pilotti, «e con lo Stato valuti che ci sono elementi diversi rispetto a quelli su cui si basa il decreto Lorenzin». Così il capogruppo Pd aquilano, Stefano Palumbo: «l’alleanza Chieti-Pescara è conseguenza naturale del dibattito in corso da tempo in quei territori. Per noi è diverso: dobbiamo rivendicare gli stessi diritti in maniera più strutturale». Il consiglio congiunto è rimasto convocato in seduta aperta.
(ha collaborato
Roberto Ciuffini
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